martedì 30 dicembre 2025

Testamento

1 “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito” (Lc 23,46)

È il momento del supremo passaggio. Voglio che sia il più alto atto di fede.

2 “Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò” (Lc 15,20).

Spero che con lo stesso amore paterno e misericordioso accoglierai anche me.

3 “Vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: ‘Seguimi!’. Ed egli si alzò e lo seguì” (Mt 9,9).

Ero ancora ragazzo. La tua chiamata, Gesù, mi raggiunse.

Dissi di sì. Non me ne sono mai pentito. Ho sempre ringraziato. A maggior ragione adesso, alla fine del cammino.

4 “Andate, dunque, e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,19).

Questo ‘andare’ è ciò che ho vissuto come prete e come vescovo. Mi hai dato il ‘centuplo’. Ben poche ‘persecuzioni’. Spero nella vita eterna. Dovevo interpretarmi come padre e anche come madre. Era importante avere fuoco nel cuore; avere una parola luminosa sulle labbra; avere uno sguardo profetico. Lo chiedeva Paolo VI, dal quale sono stato consacrato presbitero.

5 “Non ritengo in nessun modo preziosa la mia vita, purché conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di dare testimonianza al Vangelo della grazia di Dio” (At 20,24).

Riconosco che l’esercizio del ministero – dovunque l’ho svolto – è stato il luogo della mia santità. Per la verità, non ve ne era un altro. Si trattava (e si tratta ancora) di valorizzare questo. Ma vedo chiaramente di dover chiedere perdono soprattutto dei peccati di omissione, del bene non fatto, delle occasioni perdute.

6 “E ora vi affido – disse Paolo ai presbiteri di Efeso radunati a Mileto – a Dio e alla parola della sua grazia” (At 20,32).

Queste parole mi fanno pensare alle presenze che, lungo la vita, ci “custodiscono” nella fede e nella vocazione particolare che abbiamo ricevuto.

È la presenza del Signore Dio che mi ha sempre custodito (cfr Gn 28,20; Sal 22); è l’ascolto della sua Parola; è la celebrazione dell’Eucaristia; è l’amicizia con i santi; sono le relazioni sane e robuste con persone che vivono secondo il Vangelo e che il Signore ci fa incontrare in questa o quella fase della nostra vita. Sì, devo molto agli angeli custodi: a quelli invisibili, a quelli visibili. A mia volta, dovevo essere un angelo per l’accompagnamento, come Raffaele; l’angelo per l’annuncio, come Gabriele; l’angelo per la lotta spirituale, come Michele. Certo, potevo fare di più, molto di più.

7 “Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”. Tu hai detto: “Rimanete in me e io in voi. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, porta molto frutto”(Gv 15,4).

Sì, Signore, dammi la grazia di rimanere in te. 

Tu hai detto: “Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre” (Gv 16,28)

La tua intimità, Gesù, sia anche la mia. 

Tu hai detto: “Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà di se stesso, ma dirà tutto quello che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà” (Gv 16,14).

Ho bisogno, caro Gesù, di tutti i doni dello Spirito Santo. In particolare di quello della sapienza e della fortezza.

Tu hai detto: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri” (Gv 13,34)

Il comandamento è sempre nuovo. 
Fa’, o Gesù, che non invecchi mai.
In questo modo darò bellezza ad ogni giorno e ad ogni incontro.
Madre di Cristo e madre nostra, mi affido a te.

6 settembre 2014

Renato Corti (1936 – 2020), cardinale e vescovo cattolico italiano 


sabato 27 dicembre 2025

Un grido nella notte

Una notte si levò nella quiete di una brezza serale, sulle bianche colline di Betlemme, un grido...un grido dolce e gentile. 

Il mare non udì il grido, perché il mare era pieno della sua stessa voce. La terra non udì il grido, perché la terra dormiva. I grandi uomini della terra non udirono il grido, poiché non potevano capire come un Bambino potesse essere più grande di un uomo. 

C'erano solo due classi di uomini che udirono il grido quella notte: i pastori e i re magi. I pastori: coloro che sanno di non sapere nulla. I re magi: coloro che sanno di non sapere tutto. 

I pastori hanno trovato il loro Pastore, e i re magi hanno scoperto la Sapienza. E il Pastore e la Sapienza erano un Bambino in una mangiatoia. 

Fulton J. Sheen

mercoledì 24 dicembre 2025

Pensa agli altri

Mentre prepari la tua colazione, pensa agli altri, 
non dimenticare il cibo delle colombe. 

Mentre fai le tue guerre, pensa agli altri, 
non dimenticare coloro che chiedono la pace. 

Mentre paghi la bolletta dell’acqua, pensa agli altri, 
coloro che mungono le nuvole. 

Mentre stai per tornare a casa, casa tua, pensa agli altri, 
non dimenticare i popoli delle tende. 

Mentre dormi contando i pianeti, pensa agli altri, 
coloro che non trovano un posto dove dormire. 

Mentre liberi te stesso con le metafore, pensa agli altri, 
coloro che hanno perso il diritto di esprimersi. 

Mentre pensi agli altri, quelli lontani, pensa a te stesso, 
e di': magari fossi una candela in mezzo al buio.

Mahmud Darwish (1941 - 2008), poeta e scrittore palestinese

martedì 23 dicembre 2025

Il “fiat” di Maria

Nella sfera umana, Maria è sola. Nessuno sa quello che avviene in lei. Che cosa dirà? Maria si rende perfettamente conto dell’estrema importanza di ciò che sta per pronunciare. Come una sposa, Ella sa che questo infinito ha due aspetti: uno di gioia, di tenerezza, di gloria; ma anche un altro aspetto: una immensità invisibile di pena, di redenzione, di riparazione. Dire “sì”, sarebbe mancare di delicatezza, come se Lei fosse uguale a Dio. Dirà solamente: che ciò avvenga, che ciò mi sia fatto! Come se intendesse far comprendere che gettava la sua libertà nel piano divino, oggi di gioia e domani di sofferenza. Fiat! E la parola dell’accettazione. E, nello stesso istante, ciò avvenne. Ella lo seppe. Tacque. L’Angelo adorò il divino mistero e si allontanò in silenzio. 

Jean Guitton

Colui che non ha dimensioni entra nel tempo e nello spazio

O fusione inaudita, 
o compenetrazione paradossale! 
Colui che è, viene nel tempo; l’increato si fa oggetto di creazione. Colui che non ha dimensioni entra nel tempo e nello spazio e un’anima spirituale si fa mediatrice tra la divinità e la pesantezza della carne. Colui che arricchisce, si fa povero e mendica la mia carne, perché io venga arricchito della sua divinità. Lui, che è la pienezza si svuota, si spoglia per un poco della sua gloria, perché io possa partecipare della sua pienezza. Quale ricchezza di bontà! Quale immenso mistero mi avvolge! Sono stato fatto partecipe dell’immagine di Dio e non ho saputo custodirla: ora Dio si rende partecipe della mia carne, sia per salvare l’immagine che mi aveva data, sia per rendere immortale la mia carne. Entra in comunione con noi, in un modo nuovo ancora più profondo del primo: con chi un tempo condivise il bene, ora condivide il male; quest’ultima comunione è ancora più degna di Dio e, per chi ha intelligenza, ancora più sublime.

San Gregorio Nazianzeno

venerdì 19 dicembre 2025

Natale


Guardo il presepe scolpito,

dove sono i pastori appena giunti

alla povera stalla di Betlemme.

Anche i Re Magi nelle lunghe vesti

salutano il potente Re del mondo.

Pace nella finzione e nel silenzio

delle figure di legno: ecco i vecchi

del villaggio e la stella che risplende,

e l'asinello di colore azzurro.

Pace nel cuore di Cristo in eterno;

ma non v'è pace nel cuore dell'uomo.

Anche con Cristo e sono venti secoli

il fratello si scaglia sul fratello.

Ma c'è chi ascolta il pianto del bambino

che morirà poi in croce fra due ladri?

Tutte le poesie, a cura di Gilberto Finzi, Mondadori

Salvatore Quasimodo


Alla vigilia di Natale

Oggi siamo seduti, alla vigilia

di Natale, noi, gente misera,

in una gelida stanzetta,

il vento corre fuori, il vento entra.

Vieni, buon Signore Gesù, da noi, 

volgi lo sguardo:

perché tu ci sei davvero necessario.


Bertolt Brecht

domenica 14 dicembre 2025

Preghiera per l' ultimo giorno dell' anno

Signore,
alla fine di questo anno voglio ringraziarti
per tutto quello che ho ricevuto da te,
grazie per la vita e l’amore,
per i fiori, l’aria e il sole,
per l’allegria e il dolore,
per quello che è stato possibile
e per quello che non ha potuto esserlo.

Ti regalo quanto ho fatto quest’anno:
il lavoro che ho potuto compiere,
le cose che sono passate per le mie mani
e quello che con queste ho potuto costruire.

Ti offro le persone che ho sempre amato,
le nuove amicizie, quelli a me più vicini,
quelli che sono più lontani,
quelli che se ne sono andati,
quelli che mi hanno chiesto una mano
e quelli che ho potuto aiutare,
quelli con cui ho condiviso la vita,
il lavoro, il dolore e l’allegria.

Oggi, Signore, voglio anche chiedere perdono
per il tempo sprecato, per i soldi spesi male,
per le parole inutili e per l’amore disprezzato,
perdono per le opere vuote,
per il lavoro mal fatto,
per il vivere senza entusiasmo
e per la preghiera sempre rimandata,
per tutte le mie dimenticanze e i miei silenzi,
semplicemente… ti chiedo perdono.

Signore Dio, Signore del tempo e dell’eternità,
tuo è l’oggi e il domani, il passato e il futuro, e, all’inizio di un nuovo anno,
io fermo la mia vita davanti al calendario
ancora da inaugurare
e ti offro quei giorni che solo tu sai se arriverò a vivere.

Oggi ti chiedo per me e per i miei la pace e l’allegria,
la forza e la prudenza,
la carità e la saggezza.

Voglio vivere ogni giorno con ottimismo e bontà,
chiudi le mie orecchie a ogni falsità,
le mie labbra alle parole bugiarde ed egoiste
o in grado di ferire,
apri invece il mio essere a tutto quello che è buono,
così che il mio spirito si riempia solo di benedizioni
e le sparga a ogni mio passo.

Riempimi di bontà e allegria
perché quelli che convivono con me
trovino nella mia vita un po’ di te.
Signore, dammi un anno felice
e insegnami e diffondere felicità.

Nel nome di Gesù, amen

Aforismi Eutanasia / Suicidio

EUTANASIA

Alla fine del viaggio sulla terra, gli uomini non hanno bisogno di una siringa fredda per donare la morte. Hanno bisogno di una mano compassionevole e amorevole. Morire con dignità è morire amati. Tutto il resto è una bugia! (Card. Robert Sarah)


SUICIDIO

Il suicida è uno che incontra il proprio boia, e lo ammazza. (Alexandre Dumas, figlio)

Il suicidio è il più grave delitto, perché è il solo che non ha pentimento. (Alexandre Dumas, padre)

[Pier delle Vigne:] Ingiusto feci me contra me giusto. (Dante, Inferno 13,72)

L'uomo non ha fatto altro che inventare Dio per vivere senza uccidersi. (Fëdor Michajlovič Dostoevskij, I demoni)

Il suicidio è l'estremo tentativo di migliorare la propria vita. (Michelangelo Buonarroti)

La vita, anche la propria, appartiene esclusivamente a Dio, e nessuno può rinunciarvi senza commettere una gravissima colpa. (Pio XII)



lunedì 8 dicembre 2025

L'Occidente che non ama più se stesso

C'è qui un odio di sé dell'Occidente che è strano e che si può considerare solo come qualcosa di patologico; l'Occidente tenta sì in maniera lodevole di aprirsi pieno di comprensione a valori esterni, ma non ama più se stesso; della sua propria storia vede oramai soltanto ciò che è deprecabile e distruttivo, mentre non è più in grado di percepire ciò che è grande e puro. L'Europa, per sopravvivere, ha bisogno di una nuova - certamente critica e umile - accettazione di se stessa, se essa vuole davvero sopravvivere. La multiculturalità, che viene continuamente e con passione incoraggiata e favorita, è talvolta soprattutto abbandono e rinnegamento di ciò che è proprio, fuga dalle cose proprie. Ma la multiculturalità non può sussistere senza costanti in comune, senza punti di orientamento a partire dai valori propri. Essa sicuramente non può sussistere senza rispetto di ciò che è sacro.

Lectio magistralis sulle radici spirituali dell’Europa: "Il relativismo, il Cristianesimo e l'Occidente" presso la Pontificia Università Lateranense, Roma, 13 maggio 2004

Joseph Ratzinger


domenica 7 dicembre 2025

Un giorno ti dirò figlio...

Un giorno, figlio, ti dirò 

che ti ho amato tanto da stressarti chiedendoti dove stessi andando e con chi,

che ti ho amato tanto da preoccuparmi per la tua salute,

che ti ho amato tanto da scegliere di farti arrabbiare, 

sperando che la lezione ti avrebbe portato futura felicità,

che ti ho amato tanto da essere super protettiva,

che ti ho amato tanto da scusarti quando non eri rispettoso o educato,

che ti ho amato tanto da scegliere di mettere me stessa all'ultimo posto, ogni giorno,

che ti ho amato tanto da ignorare tutto quello che gli altri genitori facevano,

che ti ho amato tanto da escludere dalla mia vita persone che amavo, se ciò poteva proteggerti,

che ti ho amato tanto da starti accanto a ogni caduta, finché non hai imparato a camminare da solo,

che ti ho amato tanto da rischiare di farmi odiare da te per delle decisioni,

prese nella speranza di star facendo il meglio per te.

Questa è stata la parte peggiore figlio mio...

venerdì 5 dicembre 2025

Prima dell'anno duemila fiorirà una nuova primavera

É a tutti che mi rivolgo.

Ho settantatré anni. Da cinquanta dura la mia lotta contro la lebbra, e contro tutte le altre «lebbre» che sono l'egoismo il fanatismo, la vigliaccheria.

In aiuto e al servizio delle più sofferenti minoranze oppresse del mondo, ho fatto trentadue volte il giro del mondo. Ho visto un universo inimmaginabile di orrori, di sofferenze, di disperazioni.

Prima dell'anno duemila fiorirà una nuova primavera!

Bisogna risvegliare la speranza

Dedito al materialismo sottomesso alla sua avvilente dittatura, il progresso e diventato un enorme strumento di assassinio.

Il marciume onnipotente del denaro ha fatto spuntare deserti di anima.

Si è seppellito Mozart nella fossa comune, messo il Vangelo in archivio e il Buon Dio nella cella frigorifera.

Si è creato la civiltà del disgusto e della disperazione.

Eppure la piccola fiamma, talora vacillante mai spenta, della speranza permane m ciascuno di noi.

Questa fiamma bisogna rianimarla. Che ci riscaldi e ci taccia luce. 

Sperare è mettersi all'ascolto di Dio.

Si ha sempre la libertà di amare

I tabu le proibizioni, le costrizioni degradanti, tutti questi fili spinati che lacerano la nostra condizione di uomini liberi: noi possiamo evadere da loro per la strada della fratellanza e seppellire, a forza di amore, la storia inumana dell’umanità. Non vi è altra gerarchia che la capacita di servire ed il potere di amare.

Vedere in ogni essere umano un uomo e in ogni uomo, un fratello: questa è la nostra legge.

Amare, non è donare, ma condividere

Al povero, non si tratta di concedergli un po' del nostro superfluo, ma di dargli il suo posto nella nostra vita.

Non accontentarsi di fargli cadere in mano gli spiccioli del nostro portamonete, ma vivere la sua sofferenza, la sua collera, la sua speranza o la sua gioia: questo è amarlo veramente.

Non immolare l’umano al sociale 

L’anonimo, l’irresponsabile: ecco il nemico. Rifugio vergognoso della vigliaccheria: in lui il mondo va disumanizzandosi.

Nelle sue ambizioni ingenue di dare a tutti un destino standardizzato, una felicità a prezzo unico che egli tema di smarrire gli uomini nella foresta umana e di sacrificare al sociale l’umano.

Perché la vita? Per servire

Quando vi capita di dire «Va tutto male» tutto va peggio a causa vostra. Non acconsentite a un pessimismo paralizzante a quel «a che serve» troppo comodo e che mimetizza tanti tradimenti. La vita è bella, ricca, esaltante e giovane per l'eternità. Non dà la nausea se non a quelli che sono già marci.

Giovani, ho fiducia in voi

Che importano pochi eccentrici, i loro eccessi e le loro irrequietezze?

lo credo nel vostro cuore.

Siete voi che provocherete la caduta della menzogna e la sconfitta del denaro.

Siate intransigenti sul dovere di amare. Non cedete, non venite a patti, non tornate indietro.

Ridete in faccia agli egoisti sempre soddisfatti di se stessi, agli ipocriti ben pasciuti delle loro virtù levigate, a quelli che nella vita non si interessano che alla loro vita, persuasi che in Paradiso il Buon Dio ha loro riservato posti numerati. Quelli che pensavano già alla pensione quand'erano ancora in fasce.

Rifiutate di mettere in garage il vostro avvenire. Lottate a viso aperto, denunciate ad alta voce, non permettete l’inganno attorno a voi.

Tenete presente che la più grande disgrazia che vi possa capitare è di non essere utili a nessuno e che la vostra vita non serve a niente.

Denunciate la violenza, che è l'arma dei vigliacchi

Infame colui che cerca di imporre la sua legge a forza di pugni o di grida.

Colui che colpisce e uno che fugge. Qualsiasi cosa riesca a strappare, è un vinto.

Perché ha perduto il suo volto di uomo. Lasciate perdere i «senza domicilio» dell’intelligenza. Aridi e sterili, essi vi condurranno per strade senza fiori e che sboccano nel nulla.

Colui che avrà sempre ragione, colui al quale il domani appartiene, colui che alla fine sarà il vincitore, è colui che è il più capace di amore.

Siate i seminatori di questo amore

Dall'intelligenza che tradisce, dalla macchina che rende schiavi, dal denaro che imputridisce salvate l'amore.

Portate in voi il fermento rivoluzionario e misericordioso del Vangelo.

Comprendete bene che l'importante non è ciò che si raccoglie, ma ciò che si semina. Non è ciò che si è, ma ciò che si offre.

Fare ciascuno il possibile sapendo che è la Provvidenza che fa tutto e che Essa ci ama di un amore che non finisce.

Siate i seminatori di questo amore. Rendetelo contagioso, radioattivo e che contamini il mondo.

Domarti all’aurora sarete pronti?

Prima dell’anno duemila fiorirà una nuova primavera!

Un messaggio di Raoul Follereau, 1976

Raoul Follereau (1903 - 1977), giornalista, filantropo e poeta francese


martedì 2 dicembre 2025

Più invecchi, più cerchi scarpe comode

 Più invecchi, più cerchi scarpe comode.

Più invecchi, più vuoi solo presenze positive.

Più invecchi, e più mangi cibi sani, eviti l'alcol e cammini tanto.

Più invecchi, più fai selezione, della gente e di tutto.

Più invecchi, meno baratti la solitudine con presenze inutili.

Più invecchi, più sai selezionare e scegliere se stare in silenzio, se parlare, se ignorare.

Più invecchi, meno reagisci, e scegli spesso di ignorare.

Più invecchi, più importanza dai alle persone e meno alle cose.

Più invecchi, meno ti piacciono le discussioni, i conflitti, le provocazioni.

Più invecchi, più vorresti essere leggera leggera, fregartene di tutto e vivere alla giornata.

Più invecchi, più ti vuoi bene e ami la pace e la serenità.

I. Zoe

Credenti, pensanti e inquieti

Io non chiedevo se siete credenti o non credenti, ma se siete pensanti o non pensanti. 

L’ importante è che impariate a inquietarvi. 

Se credenti, a inquietarvi della vostra fede. 

Se non credenti, a inquietarvi della vostra non credenza. 

Solo allora saranno veramente fondate.

Carlo Maria Martini

Uomini, uomini, ominicchi, pigliainculo e quaquaraquà...

Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l'umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz'uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà. Pochissimi gli uomini; i mezz'uomini pochi, ché mi contenterei l'umanità si fermasse ai mezz'uomini. E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi.

E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito. E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre. Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo.

Il giorno della civetta

Leonardo Sciascia

Ti ricordi di quell'uomo?

«Si chiamava Gesù, Gesù il Nazareno, e fu crocifisso non so bene per quale crimine. Ponzio, ti ricordi di quell'uomo?». Ponzio Pilato aggrottò le sopracciglia e si portò la mano alla fronte come chi cerca qualcosa nella propria memoria. Poi, dopo qualche istante di silenzio, mormorò: «Gesù? Gesù il Nazareno? No, non mi ricordo». Nei Campi Flegrei, dove soggiornano per ristorare corpo e spirito, un Pilato ormai vecchio e acciaccato ricorda, insieme all'amico Elio Lama, i suoi trascorsi in Giudea, parentesi turbolenta di un’onorata carriera. Quando la conversazione si sposta sul Nazareno morto in croce, Pilato rivela una spiazzante dimenticanza: non ha memoria di lui. L’amico, al contrario, ricorda con nostalgia quella terra e, in particolare, una bellissima danzatrice ebrea, scomparsa all'improvviso per seguire i discepoli di un giovane taumaturgo.

Il procuratore di Giudea 1902 - Le procurateur de Judée (Il procuratore della Giudea, tr. di Leonardo Sciascia, Palermo, Sellerio, 1980)

Anatole France

Cosa ottieni pregando?

Una volta è stato chiesto a una donna:

Cosa ottieni pregando Dio?

Lei rispose:

Di solito "non ottengo niente", ma "perdo cose".

E ha citato tutto ciò che ha perso pregando Dio regolarmente:

- Ho perso il mio orgoglio.

- Ho perso la mia arroganza.

- Ho perso l'avidità.

- Ho perso l'invidia.

- Ho perso la mia rabbia

- Ho perso la lussuria.

- Ho perso il piacere di mentire

- Ho perso il gusto del peccato.

- Ho perso l'impazienza, la disperazione e lo sconforto.

A volte preghiamo non per guadagnare qualcosa, ma per perdere cose che non ci permettono di crescere spiritualmente.

La preghiera educa, rafforza e guarisce.

La preghiera è il canale che ci connette direttamente con Dio. 

Hai un compito, anima mia

Hai un compito, anima mia,

un grande compito, se vuoi.

Scruta seriamente te stessa,

il tuo essere, il tuo destino;

donde vieni e dove dovrai posarti;

cerca di conoscere se è vita quella che vivi

o se c'è qualcosa di più.


Hai un compito, anima mia,

purifica, perciò, la tua vita:

considera, per favore, Dio e i suoi misteri,

indaga cosa c'era prima di questo universo

e che cosa esso è per te,

da dove è venuto e qual sarà il suo destino.


Ecco il tuo compito,

anima mia,

purifica, perciò, la tua vita. 


Poesie a se stesso, LXXVIII (PG 37, 1425-1426)

Gregorio di Nazianzo