domenica 31 marzo 2024

Corri, Maria


Che la lingua pubblichi ormai queste cose, o donna, e le spieghi ai figli del Regno che attendono che io, il Vivente, mi risvegli. 
Corri, Maria, a radunare in fretta i miei discepoli. Io ho in te una tromba dalla voce possente: suona un canto di pace alle orecchie timorose dei miei amici nascosti; risvegliali tutti come dal sonno, perché vengano al mio incontro e che accendano le torce. Va' a dire: «Lo sposo si è svegliato, uscendo dalla tomba, senza nulla lasciare dentro la tomba. Scacciate da voi, apostoli, la mortale tristezza, poiché si è svegliato colui che offre agli uomini decaduti la risurrezione».

Carmen XL, De resurrectione, 12

Romano il Melode (490 ca - 556 ca), diacono cristiano, poeta e compositore di inni siriano, santo


giovedì 28 marzo 2024

Abbi cura di me

Adesso chiudi dolcemente gli occhi e stammi ad ascoltare

Sono solo quattro accordi ed un pugno di parole

Più che perle di saggezza sono sassi di miniera

Che ho scavato a fondo a mani nude in una vita intera

Non cercare un senso a tutto perché tutto ha senso

Anche in un chicco di grano si nasconde l’universo

Perché la natura è un libro di parole misteriose

Dove niente è più grande delle piccole cose

È il fiore tra l’asfalto lo spettacolo del firmamento

È l’orchestra delle foglie che vibrano al vento

È la legna che brucia che scalda e torna cenere

La vita è l’unico miracolo a cui non puoi non credere

Perché tutto è un miracolo tutto quello che vedi

E non esiste un altro giorno che sia uguale a ieri

Tu allora vivilo adesso come se fosse l’ultimo

E dai valore ad ogni singolo attimo


Ti immagini se cominciassimo a volare

Tra le montagne e il mare

Dimmi dove vorresti andare

Abbracciami se avrò paura di cadere

Che siamo in equilibrio

Sulla parola insieme

Abbi cura di me ... Abbi cura di me


Il tempo ti cambia fuori, l’amore ti cambia dentro

Basta mettersi al fianco invece di stare al centro

L’amore è l’unica strada, è l’unico motore

È la scintilla divina che custodisci nel cuore

Tu non cercare la felicità semmai proteggila

È solo luce che brilla sull’altra faccia di una lacrima

È una manciata di semi che lasci alle spalle

Come crisalidi che diventeranno farfalle

Ognuno combatte la propria battaglia

Tu arrenditi a tutto, non giudicare chi sbaglia

Perdona chi ti ha ferito, abbraccialo adesso

Perché l’impresa più grande è perdonare se stesso

Attraversa il tuo dolore arrivaci fino in fondo

Anche se sarà pesante come sollevare il mondo

E ti accorgerai che il tunnel è soltanto un ponte

E ti basta solo un passo per andare oltre


Ti immagini se cominciassimo a volare

Tra le montagne e il mare

Dimmi dove vorresti andare

Abbracciami se avrai paura di cadere

Che nonostante tutto

Noi siamo ancora insieme

Abbi cura di me qualunque strada sceglierai, amore

Abbi cura di me ... Abbi cura di me


Che tutto è così fragile

Adesso apri lentamente gli occhi e stammi vicino

Perché mi trema la voce come se fossi un bambino

Ma fino all’ultimo giorno in cui potrò respirare

Tu stringimi forte e non lasciarmi andare.

Abbi cura di me

Album Abbi cura di me (2019)

Simone Cristicchi, cantautore italiano




La debolezza dell'amore


Il fatto che milioni di uomini si siano nutriti del suo nome, che abbiano dipinto con oro il suo volto e fatto risuonare la sua parola sotto cupole di marmo, tutto questo non prova alcunché riguardo alla verità di quest'uomo. Non si può prestar credito alla sua parola sulla base della potenza che ne è storicamente scaturita: la sua parola è vera solo in quanto disarmata. La sua potenza è di essere privo di potenza, nudo, debole, povero: messo a nudo dal suo amore, reso debole dal suo amore, fatto povero dal suo amore...

L'uomo che cammina

Christian Bobin (1951 – 2022), scrittore e poeta francese

La croce è troppo pesante


Signore,
la croce è troppo pesante per te,
e tuttavia tu la porti
perchè il Padre lo vuole, per noi.
Il suo carico è superiore alle tue forze,
e tuttavia tu non la rifiuti.
Cadi, ti rialzi e prosegui ancora.

Insegnami a capire che ogni vera sofferenza
presto o tardi, in un modo o nell’altro,
risulterà alla fine troppo pesante
per le nostre spalle,
perchè non siamo creati per il dolore,
ma per la felicità.

Ogni croce sembrerà superiore alle forze.
Sempre si udrà il grido stanco
e pieno di paura: “Non ne posso più!”.
Signore, aiutami in quell’ ora
con la forza della tua pazienza e del tuo amore
affinché non mi perda d’animo.

Tu sai quanto grande può essere
il peso di una croce.
Non ci imputare il diventare deboli,
ma aiutaci a rialzarci.

Rinnovami nella pazienza,
infondimi la tua forza nell’anima.
Allora mi rialzerò di nuovo,
accetterò il mio peso e andrò oltre.

Romano Guardini, prete, teologo, scrittore italiano (1885 - 1968)

mercoledì 27 marzo 2024

Perché piangi madre?


Come una pecora che vede il suo agnello condotto al macello (Is 53,7), 
consumata dal dolore, Maria seguiva con le altre donne: 

«Dove vai, figlio mio? Perché finisce così la tua breve vita? 
Ci sono altre nozze a Cana, è là che vai per fare del vino con l’acqua? 
Posso accompagnarti, figlio mio, o meglio aspettarti? 
Dimmi una parola, Verbo, non passare in silenzio davanti a me, 
tu che sei mio figlio e mio Dio.

Vai a una morte ingiusta e nessuno condivide il tuo dolore. 
Pietro non è con te, lui che diceva: “Anche se dovessi morire con te, non ti rinnegherò” (Mt 26,35). 
Ti ha abbandonato Tommaso che diceva: “Andiamo anche noi a morire con lui!” (Gv 11,16). 
E pure gli altri, i più vicini, che devono giudicare le dodici tribù (Mt 19,28), 
dove sono adesso? Non ne resta che uno solo; ma tu, tutto solo figlio mio, tu muori per tutti. 
É la tua ricompensa per aver salvato tutti gli uomini e averli serviti, figlio mio e Dio mio».

Volgendosi a Maria, colui che da lei era nato, disse: «Perché piangi, madre?
Non dovrei soffrire? non dovrei morire? 
Come potrei salvare Adamo? Non dovrei scendere nella tomba? 
Come potrei riportare alla vita coloro che sono morti? 
Perché piangi? Di’ piuttosto: 
“É per sua volontà che soffre, mio figlio e mio Dio”

Vergine saggia, non divenire simile alle stolte (Mt 25,1ss);
tu sei nella sala delle nozze, non fare come se fossi fuori… 
Non piangere dunque, di’ piuttosto: 
“Abbi pietà di Adamo, sii misericordioso verso Eva, 
tu, figlio mio e Dio mio”.

Sta’ certa, madre, per prima mi vedrai risorgere dalla tomba. 
Verrò a mostrarti da quali mali ho riscattato Adamo, quali sudori ho versato per lui. 
Ai miei amici ne rivelerò i segni che mostrerò nelle mie mani. 
Allora tu vedrai Eva viva come una volta e griderai di gioia: 
“Ha salvato i miei progenitori, mio figlio e mio Dio!”».

Inno 25, Maria sotto la croce

Romano il Melode (490 ca - 556 ca), diacono cristiano, poeta e compositore di inni bizantino, santo



martedì 26 marzo 2024

Il dialogo con i non credenti

Il contesto epocale

Al di là delle interpretazioni possibili della crisi delle ideologie, della fine della modernità e del profilarsi del tempo postmoderno, ciò che oggi in Occidente rende culturalmente più poveri è la mancanza di un orizzonte comune rispetto a cui porre l’ethos, non soltanto come prassi e costume, ma anche come radicamento e dimora, come ultimo fondamento del vivere, dell’agire e del morire umani. Questo senso di abbandono e di addio, questa fragilità e debolezza è terreno di cultura per ogni scetticismo o relativismo, ma può anche essere un luogo in cui credenti e non credenti si confrontano. Non però combattendosi muovendo da facili certezze o impugnando la clava della verità, con cui punire o giudicare l’altro, ma cercando di comprendere e interpretare questo spaesamento. Infatti un po’ tutti, sia gli orfani dell’ideologia come i credenti pensosi sul comune destino, si trovano, anche se per motivi diversi, interpellati e in parte spiazzati da quanto in questa crisi epocale andiamo vivendo. In questo senso, il "pensiero debole" o le varie forme di nichilismo – prima che atteggiamenti mentali – riflettono condizioni esistenziali di smarrimento, naufragio e caduta, in cui credenti e non credenti si trovano accomunati nello sforzo di interpretare il proprio tempo.


La riscoperta dell’Altro

Questo senso di smarrimento, di disagio, di bisogno di patria, questo dolore dell’abbandono, può essere evaso, nascosto, fuggito: si può tentare di essere non pensanti, e dunque negligenti di fronte alla condizione del naufragio. Ma nel momento in cui si pensa e si è coscienti, la lama di questo dolore non può non interrogarci tutti, oggi, a proposito delle diverse manifestazioni di questa inquietudine. Fede e ragione più consce delle proprie tentazioni epocali. Meno ideologiche, non più rigidamente chiuse in se stesse, sono proprio per questo più aperte alla ricerca, e perciò accomunate nell’esperienza del pensiero dell’Altro. La categoria che tutti ci provoca non è l’identità, ma l’alterità, in quanto essa ci raggiunge nel bisogno d’altri, nell’urgenza della com-passione e nell’inquietante oscurità dell’ultimo orizzonte verso cui muovere il cammino.

E’ forse per questo che il Dio crocefisso appare a molti dei nostri contemporanei più eloquente che l’Altissimo onnipotente, che sembra loro lontano dal dolore umano. Nell’Abbandonato della Croce si lascia riconoscere il volto dei tanti "abbandonati" della storia di questo Novecento, dalle vittime delle guerre mondiali e dell’Olocausto, a quelle della miseria e dei genocidi che continuano a perpetrarsi fino ai nostri giorni. E il grido di questo abbandono provoca un bisogno di trascendenza, di uscita da sé verso l’Altro, verso gli altri.


La sfida dell’etica

È qui che si presenta con nuova rilevanza, come termine di comune interrogazione per tutti, la sfida dell’etica. Non si tratta infatti solo di un esistere davanti all’Altro e con l’Altro, ma anche di un esistere per gli altri: che non possono essere colti soltanto come produzione del nostro pensiero, o condizione del nostro operare, o limite o sfida della nostra libertà e delle nostre scelte, ma si offrono anche e soprattutto come esigitività radicale, come fondamento dell’esistere responsabile. E l’altro invocato da E. Lévinas come crisi della metafisica a favore di un suo superamento nell’etica. E ancora più radicalmente l’altro della caritas evangelica, del comandamento "simile" al primo, partecipativo e realizzativo di esso, che è il comandamento dell’amore. Gli altri sfidano fede e ragione a superare la falsa separatezza di teoria e prassi. La dimensione morale investe oggi la riflessione in maniera forte, come domanda di esistere e di pensare l’esistere non solo in sé, ma per gli altri. Se è molto difficile immaginare un’etica senza l’Altro ultimo e sovrano (la cosiddetta "etica di chi non crede"), non può esistere un’etica senza gli altri senza l’altro penultimo verso cui muovere nell’esodo da sé al di là del proprio tornaconto. Ed è proprio nel volto di questo altro prossimo e concreto che può affacciarsi la traccia dell’Altro misterioso e sovrano.


Due lotte, due fedi

Nel raccogliere la sfida dell’alterità, credenti e non credenti si scoprono più vicini di quanto si potrebbe supporre: il credente, nella sua lotta interiore per aprirsi al Dio dell’avvento, si riconosce in certo modo come un ateo che ogni giorno si sforza di cominciare a credere, e il non credente pensante si riconosce come il credente che ogni giorno vive la lotta di cominciare a non credere. Non si tratta quindi qui dell’ateo banale, negligente e in fuga da se stesso, ma di chi vive le tensioni profonde che agitano una coscienza retta, in ricerca di coerenza globale; si tratta di chi, avendo cercato e non avendo ancora trovato, patisce l’infinito dolore dell’assenza di Dio. Questo tipo di ateo può considerarsi in qualche modo l’altra parte di chi crede. E’ quella parte – evidenziata dal noto apologo rabbinico – che oppone alla fede la voce interiore "ma se poi non fosse vero?" e che oppone alla non fede la voce "ma forse è vero!".

Questo riconoscere nell’altro, nel diverso, non un pericolo, ma un dono, un incontro, è una forma esigente di eticità sulla quale si possono sintonizzare anche credenti e non credenti. Si tratta di amare l’altro come è, per quello che è, cercando in lui la verità di noi stessi e offrendogli umilmente, ma al tempo stesso fiduciosamente, la verità di noi stessi. E non ne viene forse da tutto questo un no condiviso, il no alla negligenza della fede, il no ad una fede indolente, statica ed abitudinaria, fatta di intolleranza comoda che si difende condannando perché non sa vivere la sofferenza dell’amore? E non ne viene il sì ad una fede interrogante, tentata anche dal dubbio, ma capace ogni giorno di cominciare a consegnarsi perdutamente all’altro, a vivere l’esodo senza ritorno verso il Silenzio di Dio, dischiuso e celato nella Sua Parola?


Pensanti, non pensanti

Da quanto detto fin qui appare che, dal punto di vista della metodologia dell’incontro, la differenza da marcare non sarà tanto quella tra credenti e non credenti, ma tra pensanti e non pensanti, tra uomini e donne che hanno il coraggio di vivere la sofferenza, di continuare a cercare per credere, sperare e amare, e uomini e donne che hanno rinunciato alla lotta, che sembrano essersi accontentati dell’orizzonte penultimo e non sanno più accendersi di desiderio e di nostalgia al pensiero dell’ultimo orizzonte e dell’ultima patria. La sfida pastorale che ne deriva è allora quella di ascoltare le domande vere del pensiero davanti al mistero dell’esistenza, ponendosi insieme, credenti e non credenti pensosi, a capire ciascuno le ragioni dell’altro. Per chi crede ciò potrà significare una purificazione delle motivazioni dell’atto di fede e al tempo stesso una nuova possibilità di proporle a chi non crede con la fedeltà del testimone e il rispetto del compagno di strada, che si riconosce nell’altro e scopre l’altro in sé.

Il dialogo con i non credenti. Fondamenti teologico - pastorali

Carlo Maria Martini (1927 – 2012), cardinale, arcivescovo cattolico, biblista e teologo italiano



Jung, l'inconscio, la guerra


La psicologia del singolo corrisponde alla psicologia delle nazioni

La guerra “ha mostrato spietatamente all’uomo civile che egli è ancora un barbaro” perché il conflitto alberga dentro ognuno di noi in quanto: “la psicologia del singolo corrisponde alla psicologia delle nazioni. Ogni singolo individuo fa ciò che fanno le nazioni e, fin quando lo fa l’individuo, lo fa anche la nazione. La psicologia della nazione può cambiare soltanto se cambia l’atteggiamento dell’individuo. I grandi problemi dell’umanità non sono mai stati risolti da leggi generali, ma sempre e soltanto da un mutato atteggiamento del singolo.

Psicologia dell’Inconscio (1912)


Cominciare da sé stessi

La visione di questa catastrofe [ il Primo conflitto mondiale ] risospinge su sé medesimo l’uomo, nel sentimento della sua totale impotenza; lo induce a guardare dentro di sé e, poiché tutto oscilla e sembra lì lì per crollare, l’uomo cerca qualcosa a cui appigliarsi. Sono ancora molti, troppi coloro che cercano al di fuori; alcuni credono all’illusione della vittoria e della forza vittoriosa, altri confidano nei trattati e nelle leggi, altri ancora sperano nella distruzione dell’ordine esistente. Troppo pochi invece cercano al didentro, nel proprio Sé, e troppo pochi si domandano se il miglior servizio che si può rendere alla società umana non consista dopo tutto nel cominciare da sé stessi, applicando prima e unicamente alla propria persona e nel proprio foro interiore il sommovimento dell’ordine esistente, le leggi, le vittorie di cui va cianciando ad ogni angolo di strada, anziché pretendere di imporle ai propri simili. Il singolo individuo ha bisogno di un rivolgimento, di una rottura interna, di staccarsi da ciò che già esiste per rinnovarsi, ma non deve imporre tutto ciò ai suoi simili sotto il manto ipocrita del cristiano amor del prossimo o del senso di responsabilità sociale, e delle altre belle parole con cui copre inconsci bisogni personali di potenza. Conoscenza di sé, ritorno del singolo al fondo dell’essenza umana, alla propria essenza e alla certezza individuale e sociale di questa, ecco il modo per cominciare a guarire dalla cecità che predomina nell’ora attuale.

Due testi di psicologia analitica (1918), Opere 7


Domani la tua sovranità sarà ridotta in cenere

Ma che cosa vuoi ancora conquistare? Di più della terra non puoi conquistare. E cos’è poi la terra? É tutta tonda, una goccia sospesa nell’universo. Al sole non puoi arrivare e neppure alla desolata luna basta il tuo potere; non puoi assoggettare il mare, la neve dei poli o la sabbia del deserto, ma alla fin fine soltanto qualche lembo di terra verde. E le tue conquiste non sono nemmeno di lunga durata. Domani la tua sovranità sarà ridotta in cenere, perché dovresti soprattutto – e perlomeno – assoggettare la morte. Dunque, non essere folle e metti via le armi. Dio stesso ha fatto in mille pezzi la tua arma. L'armatura ti sia sufficiente a proteggerti dai folli che pensano ancora alle conquiste.

Il Libro Rosso (1913 - 1930), 2, IX

Carl Gustav Jung (1875-1961), psichiatra, psicoanalista, antropologo e filosofo svizzero


Sei venuto nudo



Sei venuto nudo,
te ne andrai nudo.

Sei venuto senza niente
te ne andrai senza niente.

Allora da dove vengono così tanto odio, risentimento, cattiveria, invidia, egoismo e orgoglio?

Andremo tutti a mani vuote, abbiamo vinto tutte le cose materiali, abbiamo vinto qui e lasceremo tutto qui.

L'unica cosa che ti accompagnerà, che hai effettivamente guadagnato qui è l'amore che hai condiviso, la tua umiltà, la tua gratitudine, il tuo aiuto, la tua gentilezza.

Questa è l'eredità che lascerai qui e che tutti ricorderanno, probabilmente con un sorriso.

giovedì 21 marzo 2024

Stai attento ai tuoi pensieri


Stai attento ai tuoi pensieri, perché diventeranno le tue parole.

Stai attento alle tue parole, perché diventeranno le tue azioni.

Stai attento alle tue azioni, perché diventeranno le tue abitudini.

Stai attento alle tue abitudini, perché diventeranno il tuo carattere.

Stai attento al tuo carattere, perché diventerà il tuo destino.


Frank Outlaw, uomo d'affari e dirigente americano 

giovedì 14 marzo 2024

Finché non avrai fiducia in te stesso la tua non sarà vita


Ora ti dirò una cosa scontata. Guarda che  il mondo non è tutto rosa e fiori: è davvero un postaccio misero e sporco e, per quanto forte tu possa essere, se glielo permetti, ti mette in ginocchio e ti lascia senza niente per sempre. Né io né tu, nessuno può colpire duro come fa la vita. Perciò andando avanti non è importante come colpisci l'importante è come sai resistere ai colpi, come incastri e, se finisci al tappeto, hai la forza di rialzarti. Così sei un vincente e, se credi di essere forte, lo devi dimostrare che sei forte, perché un uomo vince solo se sa resistere, non se se ne va in giro a puntare il dito contro chi non centra, accusando prima questo e poi quell'altro di quanto sbaglia. I vigliacchi fanno così e tu non lo sei, tu non lo sei affatto. Comunque ti vorrò sempre bene, Robert, non può essere altrimenti, tu sei mio figlio, sei il mio sangue, sei la cosa migliore che ho al mondo, ma finché non avrai fiducia in te stesso la tua non sarà vita. E passa a salutare tua madre...

Silvester Stallone /Rocky in Rokcky Balboa (2006), diretto da Sylvester Stallone




venerdì 8 marzo 2024

Preghiera a Maria, Madre di Dio, per ottenere la pace


Tu che sei stata salutata dallo Spirito della Pace,
ottienici la pace.
Tu che hai accolto in te il Verbo della Pace,
ottienici la pace.
Tu che hai donato al mondo il Principe della Pace,
ottienici la pace.
Tu che hai donato l’eterna misericordia del Figlio in croce,
ottienici la pace.

Astro clemente nella notte selvaggia dei popoli,
noi desideriamo la pace.

Colomba di dolcezza tra gli avvoltoi della violenza,
noi aspiriamo alla pace.

Ramo d’olivo che cresci nelle foreste disseccate dei cuori,
noi cerchiamo la pace.

Perché i prigionieri siano, infine, liberati,
perché gli esiliati ritrovino la loro patria,
perché tutte le ferite siano guarite,
ottienici la pace.

Per l’angoscia degli uomini
noi ti domandiamo pace.
Per i bimbi che dormono nelle loro culle,
noi ti domandiamo pace.

Tu la madre dei diseredati,
tu, la nemica dei cuori di pietra,
brillante Stella nella notte dello smarrimento,
noi ti domandiamo pace.

Gertrud von Le Fort (1876 – 1971), scrittrice tedesca

Preghiere di San Tommaso d'Aquino

Prima della Comunione

Dio onnipotente ed eterno, 
mi accosto al Sacramento del tuo Unigenito Figlio il Signore nostro Gesù Cristo.
Mi accosto come infermo al medico della vita; come immondo alla fonte della misericordia; come cieco alla luce dell’eterna chiarezza; come povero e miserabile al Signore del cielo e della terra.
Imploro pertanto l’abbondanza della tua immensa larghezza perché tu voglia guarire la mia infermità, lavare le mie sozzure, illuminare la mia cecità, arricchire la mia povertà, coprire la mia nudità, per cui riceva il Pane degli Angeli, il Re dei re, il Signore dei signori, con tale riverenza e umiltà, con tale purezza e fede quale si richiede per la salvezza della mia anima.
Concedimi, ti prego, di ricevere non solo il Sacramento del Corpo e del Sangue del Signore, ma anche la realtà e la virtù di questo Sacramento.
Dolcissimo Dio, fa’ che io riceva il Corpo del tuo Unigenito Figlio, il Signore nostro Gesù Cristo che egli prese nel seno della Vergine Maria, in modo da essere unito al suo corpo mistico e annoverato fra i suoi membri.
Concedimi, Padre amorosissimo, di contemplare infine apertamente e per sempre il Figlio tuo diletto, che ora mi propongo di ricevere adombrato sotto i veli eucaristici. Tu che vivi e regni, o Dio, insieme con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.



Dopo la Comunione

Ti ringrazio, Signore, Padre onnipotente, eterno Dio, 
che non per mio merito, ma per sola degnazione della tua misericordia, ti sei degnato di saziare col prezioso Corpo e Sangue del tuo Figlio e Signore nostro Gesù Cristo, me peccatore e servo indegno. Ti supplico perché questa Comunione non sia per me motivo di castigo, ma piuttosto pegno salutare di perdono; mi sia armatura di fede e scudo di buona volontà; liberazione dai miei vizi, distruzione della concupiscenza e dissolutezza, aumento di carità e di pazienza, di umiltà, di obbedienza e di tutte le virtù. Sia mia salda difesa contro le insidie di tutti i nemici sia visibili sia invisibili, quiete perfetta delle passioni carnali e spirituali; con te, unico e vero Dio, stabile unione e possesso beato del mio fine.
Degnati, ti prego, di ammettere me peccatore a quell’ineffabile convito, dove tu col tuo Figlio e con lo Spirito Santo sei luce vera, sazietà piena, gaudio sempiterno, giocondità completa e felicità perfetta.
Per lo stesso Gesù Cristo nostro Signore. Amen.



Il tuo sacratissimo Corpo e Sangue, dolcissimo Gesù, 
sia per l’anima mia dolcezza e soavità, salvezza e forza in ogni tentazione, gioia e pace in ogni tribolazione, luce e protezione finale al momento della morte. Amen.



Per rendere grazie

Lodo, glorifico, benedico te, Dio mio, per gli immensi benefici elargiti a me, indegno. 
Lodo la tua clemenza che mi aspetta a lungo, la tua dolcezza che finge soltanto di castigare, la tua pietà che chiama, la benignità che accoglie, la misericordia che rimette i peccati, la bontà che ricompensa al di là dei meriti, la pazienza che non ricorda l’offesa, la condiscendenza che consola, la longanimità che protegge, l’eternità che conserva, la verità che rimunera.
Che dire, Dio mio, della tua ineffabile generosità?
Tu infatti mi chiami quando fuggo, mi accogli al ritorno, mi aiuti nel dubbio, 
mi allevi nella disperazione, mi stimoli quando sono negligente, mi armi quando combatto, mi coroni quando trionfo. Non mi disprezzi, peccatore qual sono, dopo la penitenza e non ricordi l’offesa.
Liberi da molti pericoli, addolcisci il cuore e lo volgi alla penitenza. Atterrisci con i supplizi, attiri con le promesse, castighi con i flagelli.
Custodisci con il ministero degli angeli, procuri i beni temporali, riservi per noi i beni eterni. Esorti con la bellezza della creazione, inviti con la clemenza della redenzione, prometti i premi della ricompensa celeste. Per tutti questi beni non sono capace di lodarti degnamente. Rendo grazie alla tua maestà per la sovrabbondanza della tua immensa bontà, affinché tu moltiplichi sempre in me la grazia e, moltiplicatala, la conservi, e, conservatala, la ricompensi. Amen.



Per ottenere le virtù

Dio onnipotente, che sai tutto, che non hai principio né fine, che doni e conservi le virtù, degnati di stabilirmi sul solido fondamento della fede, di difendermi con lo scudo inespugnabile della speranza e di ornarmi con la veste nuziale della carità.
Concedimi di esserti sottomesso con la giustizia, di guardarmi dalle insidie del diavolo con la prudenza, di tenere il giusto mezzo con la temperanza, di sopportare pazientemente le avversità con la fortezza.
Accordami di chiedere con umiltà il bene che non ho a chi lo ha, di accusare con verità il male delle colpe che ho commesso, di sostenere con equanimità il male della pena che sopporto, di non invidiare il bene del prossimo, di ringraziarti sempre dei tuoi benefici.
Fa’ che sia sempre composto nel vestire, nel camminare e nel mio agire.
Aiutami a evitare discorsi vani, a trattenere i miei piedi, a raccogliere lo sguardo incapace di contenersi, a chiudere gli orecchi ai vani rumori, a inclinare umilmente il volto, a elevare l’intelletto alla considerazione delle cose celesti, a disprezzare i beni transitori e a desiderare soltanto te, a dominare la carne e a purificare la coscienza, a onorare i santi e a lodare te degnamente, a progredire nel bene e a terminare gli atti buoni, con un fine santo.
Signore, pianta in me le virtù, perché io mi senta attratto per le cose divine; sia provvido circa i doveri umani, e non di peso a nessuno circa l’uso del mio corpo.
Signore, dammi una contrizione fervente, una confessione pura, una soddisfazione perfetta.
Degnati di ordinare le mie intime inclinazioni, per mezzo di una buona vita, perché faccia quello che è decoroso, quello che serve di merito a me e di esempio al prossimo.
Concedimi di non vagheggiare mai di compiere azioni senza saggezza, e di provare riluttanza per tutto quello che si fa per pigrizia. Non sorga in me il desiderio d’incominciare qualche opera anzitempo; né, una volta intrapresa, io l’abbandoni prima di averla condotta a termine. Amen



A Gesù Cristo crocifisso

Liberami, Signore Gesù Cristo, con la forza ardente del tuo soave amore, dai vincoli che mi legano alle cose di quaggiù. Possa così io morire per amore del tuo amore, come tu, per amore del mio amore, ti sei degnato di morire sulla croce.



Per ottenere il dono della purezza

Buon Gesù, so che ogni dono perfetto, e in particolare quello della castità, non può dipendere che dall’aiuto della tua onnipotente provvidenza e che nessuna creatura può ottenere qualcosa da se stessa senza il tuo soccorso. Per questo ti chiedo umilmente di conservare la purezza e l’innocenza della mia anima e del mio corpo con l’assistenza della tua grazia. E se una passione impura dovesse tentare la purezza della mia innocenza, tu solo, Signore, che guidi tutti i miei passi, allontanala, perché io possa, con cuore immacolato, progredire nel tuo amore e nel tuo servizio, offrendomi per tutti i giorni della mia vita come vittima sull’altare purissimo della tua divinità. Amen.



Prima dello studio

Creatore ineffabile, che dai tesori della tua sapienza hai scelto le tre gerarchie degli Angeli e le hai collocate con ordine mirabile sopra il cielo empireo e disposto le parti dell’universo con somma arte: tu, dico, che sei chiamato vera fonte della luce e della sapienza e principio supremo, degnati di far penetrare nelle tenebre del mio intelletto un raggio della tua luce, allontanando da me le doppie tenebre in mezzo alle quali sono nato, quelle del peccato e quelle dell’ignoranza.
Tu che rendi eloquenti le lingue dei bambini, istruisci la mia lingua e versa sulle mie labbra la grazia della tua benedizione. Dammi acutezza nel comprendere, capacità di ritenere, metodo e facilità nell’imparare, sottigliezza nell’interpretare, grazia copiosa nel parlare.
Ispira l’inizio, guida il progresso, corona la fine: tu che sei vero Dio e vero uomo e vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.



Per ottenere il perdono dei peccati

A te, Dio, fonte di misericordia,
mi accosto io peccatore.
Degnati dunque di lavare me immondo.

Sole di giustizia, illumina chi è cieco;
eterno medico, guarisci chi è ferito; 
Re dei re, rivesti chi è nudo.
Mediatore fra Dio e gli uomini, riconcilia chi è colpevole; 
buon pastore, riconduci chi è errante.

Concedi, o Dio, misericordia al misero, 
perdono al reo, 
vita a chi è morto, 
giustificazione all’empio
e di riconoscere te mio Signore 
e di ringraziarti sempre di tutti i benefici elargitimi da te 
e di fare questo con somma gratitudine di cuore.

Accordami anche di benedirti sempre, 
di lodarti e di magnificarti in ogni cosa 
e di fare questo con sommo giubilo e tripudio del cuore.

E obbedendo a te in tutto ed essendoti sottomesso, 
sia sempre ricreato dalla tua dolcissima e ineffabile soavità, 
stando alla tua mensa con i tuoi santi angeli e gli apostoli, 
sebbene del tutto indegno e ingrato.

Tu che con il Padre e con lo Spirito Santo vivi e regni, 
Dio, benedetto nei secoli. Amen.

*    *    *

Per ottenere la contemplazione invoco te, 
Dio di ogni consolazione, 
che non vedi nulla in noi tranne i tuoi doni, 
affinché ti degni di elargirmi, dopo il termine di questa vita, 
la conoscenza della verità prima e il godimento della maestà divina.

Da’ anche al mio corpo, o rimuneratore generosissimo, 
la bellezza della luminosità, la prontezza dell’agilità, 
la forza di penetrazione della sottigliezza, la fortezza dell’impassibilità.

Aggiungi a questi doni la sovrabbondanza delle ricchezze, 
il torrente delle delizie, la profusione dei beni perché possa godere: 
in alto, della consolazione che proviene da te, 
in basso, della bellezza del luogo, 
nel mio intimo della glorificazione del corpo e dell’anima, 
attorno a me della dilettevole compagnia degli angeli e degli uomini.

Presso di te, Padre clementissimo, 
il mio spirito ottenga lo splendore della sapienza, 
la mia sensibilità il conseguimento di tutto ciò che è desiderabile, 
la mia combattività la gloria del trionfo: 
presso di te è la liberazione dai pericoli, 
la varietà delle dimore, la concordia delle volontà; 
presso di te è la bellezza della primavera, 
il fulgore dell’estate, la fecondità dell’autunno e il riposo dell’inverno.

Concedimi, Signore Dio, la vita che è senza morte, 
la gioia che è senza dolore là dove regnano libera sicurezza, 
sicura tranquillità, gioiosa felicità, felice eternità, 
eterna beatitudine, visione e lode della verità, o Dio! Amen.
 
Tommaso d'Aquino (1225 - 1274), santo, sacerdote domenicano, teologo e filosofo italiano

giovedì 7 marzo 2024

Preghiera a Maria di San Tommaso d'Aquino

  Beatissima e dolcissima Vergine Maria, madre di Dio, tutta piena di bontà, figlia del Re dei cieli, signora degli Angeli e madre dei credenti: oggi e per tutti i giorni della mia vita ripongo nelle tue mani pietose il mio corpo e la mia anima, e tutti i miei atti: pensieri, volontà, desideri, parole e opere, tutta la mia vita e la mia morte, affinché, per tua intercessione, siano ordinati al bene, conforme alla volontà del tuo diletto Figlio e Signore nostro Gesù Cristo; e tu, Signora mia santissima, sii per me aiuto e conforto contro le insidie e le astuzie dell’antico avversario e di tutti i nemici della mia anima.

  Dal tuo diletto Figlio e Signore nostro Gesù Cristo, degnati di ottenermi la grazia con cui possa resistere alle tentazioni del mondo, della carne e del demonio, e mantenere sempre fermo il proposito di non più peccare e di perseverare invece nel servizio tuo e del tuo diletto Figlio.

  Ti supplico pure, Signora mia santissima, di impetrarmi una vera obbedienza e una vera umiltà di cuore, perché mi riconosco misero e fragile peccatore, incapace non solo di compiere qualsiasi opera buona, ma anche di resistere alle ricorrenti tentazioni, senza la grazia e l’aiuto del mio Creatore e le tue sante preghiere.

  Ottienimi, Signora mia dolcissima, una costante castità di mente e di cuore, perché possa con cuore puro e corpo casto servire al tuo Figlio e a te, nel tuo diletto Ordine.

   Ottienimi da Lui una volontaria povertà con pazienza e tranquillità di spirito perché possa sostenere gli impegni del mio stato, e lavorare per la salvezza mia e del mio prossimo.                          

  Ottienimi ancora, Signora dolcissima, una verace carità, perché ami con tutto il cuore il tuo sacratissimo Figlio e nostro Signore Gesù Cristo; e te, dopo di Lui, sopra ogni altra creatura; e il prossimo in Dio e per Dio, sì da godere del suo bene, soffrire del suo male, non disprezzare né giudicare temerariamente alcuno, né preferirmi ad alcuno nel segreto del mio cuore.

   Fa’ ancora, Regina del cielo, che custodisca sempre nel mio cuore l’amore e il timore del tuo dolcissimo Figlio; che di continuo renda grazie per i tanti benefici concessimi non per mio merito, ma per sua bontà; che faccia una confessione pura e sincera e una vera penitenza dei miei peccati, per meritare la sua misericordia e la sua grazia. 

   Infine, ti prego perché al termine della mia vita, tu che sei madre impareggiabile, porta del cielo e avvocata dei peccatori, non permetta che io, indegno tuo servo, possa deviare dalla fede cattolica; ma soccorrimi con la tua grande bontà e misericordia, difendimi dagli spiriti del male e infondimi speranza nella gloriosa Passione del tuo Figlio benedetto; ottienimi anche con la tua intercessione il perdono dei miei peccati e, concedendomi di spirare nel tuo e nel suo amore, dirigimi sulla via della salvezza e della gloria eterna. Amen.

Tommaso d'Aquino (1225 - 1274), santo, sacerdote domenicano, teologo e filosofo italiano

venerdì 1 marzo 2024

Aforismi Luoghi che cambi e luoghi che ti cambiano


Se ciascuno potesse scegliersi il luogo dove nascere, certi paesi sarebbero completamente vuoti. (Eric Linklater)

Non bisogna mai tornare nei posti dove si è stati bene. Confesso, mi fa paura perchè, a differenza che nel cinema, nella vita non esiste il replay. (Gabriele Salvatores)

Una delle peggiori tragedie dell’umanità è quella di rimandare il momento di cominciare a vivere. Sogniamo tutti giardini incantati al di là dell’orizzonte, invece di goderci la vista delle aiuole in fiore sotto le nostre finestre. (Quinto Orazio Flacco)

É come quando c’è chi crede di essere felice andando a vivere da qualche altra parte, ma poi impara che non è così che funziona. Ovunque tu vada, porti te stesso con te. (Neil Gaiman)


Niente come tornare in un luogo rimasto immutato ci fa scoprire quanto siamo cambiati. (Nelson Mandela)


Arthur / Michael Sheen: Lei non è dove vorrebbe essere. Lei pensa che dovrebbe essere altrove.
Jim: È esatto.
Arthur: Anche se, schioccando le dita, potesse trovarsi ovunque volesse, comunque si sentirebbe in un posto sbagliato. Quando si pensa sempre e solo al posto in cui si vorrebbe stare, ci si dimentica di approfittare del posto in cui si sta.
*   *   *
Una volta un amico ha detto: «Quando si pensa sempre e solo al posto in cui si vorrebbe stare, ci si dimentica di approfittare del posto in cui si sta». Eravamo persi nel nulla, ma ci siamo trovati a vicenda. E abbiamo creato una vita, una vita bellissima. Insieme. (Aurora Lane / Jennifer Lawrence)
Dal film Passengers di Morten Tyldum (2015)