lunedì 27 febbraio 2023

Aforismi Sofferenza

Dio è impotente e debole nel mondo e soltanto così rimane con noi e ci aiuta. Cristo non ci aiuta in virtù della sua onnipotenza ma della sua sofferenza. (Dietrich Bonhoeffer)

Di fronte alle sofferenze del mondo tu puoi tirarti indietro: sì, questo è qualcosa che sei libero di fare. Ma proprio questo tirarti indietro è l’unica sofferenza che forse potresti evitare. (Franz Kafka)

Dio non è venuto per cancellare la sofferenza. Egli non è venuto neppure per darne la spiegazione, bensì egli è venuto per colmarla della sua presenza. (Paul Claudel)

Cosa dicono i nostri scienziati della Bibbia?


Un giorno un uomo di 75 anni viaggiava in treno leggendo un libro durante il tragitto. Al suo fianco viaggiava un giovane universitario. Improvvisamente, il giovane si rende conto che il libro che sta leggendo il vecchio è una Bibbia e gli chiede: «Credi ancora in quel libro pieno di favole e sciocchezze?»

«Sì certo», gli rispose il vecchio, «Voi pen
sate che mi stia sbagliando nel farlo?».

Il giovane rispose: «Certo! Penso che lei, signore, dovrebbe dedicarsi allo studio della scienza e della storia del mondo. Solo persone senza cultura e i fanatici credono ancora in queste sciocchezze. Vi farebbe bene studiare e informarvi meglio! Sapere cosa dicono gli scienziati di queste cose».

Il signore anziano con molta calma gli disse: «E dimmi, giovane, è questo che dicono i nostri scienziati della Bibbia?».

Il giovane gli rispose: «Sì, esatto. Ora purtroppo devo scendere, non ho tempo di spiegarti, ma lasciami il tuo nome con il tuo indirizzo, così posso inviarti del materiale scientifico per posta, in modo da illuminarti sulle questioni che contano davvero per il mondo».

Il vecchio allora, con molta pazienza, aprì la tasca del cappotto e diede al giovane universitario il suo biglietto da visita. Il giovane prese il biglietto, e nel leggerlo sgranò gli occhi. Sul biglietto c'era scritto: Dottor Louis Pasteur, Direttore dell'Istituto nazionale di ricerca scientifica dell'Università nazionale francese.

Fatto accaduto nel 1892.

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domenica 19 febbraio 2023

Come nasce un'opinione generale

Ciò che così si chiama “opinione generale” è, a ben guardare, l’opinione di due o tre persone; e ce ne convinceremmo se potessimo osservare come si forma una tale opinione universalmente valida.

Troveremmo allora che furono in un primo momento due o tre persone ad avere supposto o presentato e affermato tali opinioni, e che si fu così benevoli verso di loro da credere che le avessero davvero esaminate a fondo: il pregiudizio che costoro fossero sufficientemente capaci indusse dapprima alcuni ad accettare anch'essi l'opinione: a questi credettero a loro volta molti altri, ai quali la pigrizia suggerì di credere subito piuttosto che fare faticosi controlli. 

Così crebbe di giorno in giorno il novero di tali accoliti pigri e creduloni: infatti, una volta che l'opinione ebbe dalla sua un buon numero di voci, quelli che vennero dopo l'attribuirono al fatto che essa aveva potuto guadagnare a sé quelle voci solo per la fondatezza delle sue ragioni. I rimanenti, per non passare per teste irrequiete che si ribellano contro opinioni universalmente accettate e per saputelli che vogliono essere più intelligenti del mondo intero, furono costretti ad ammettere ciò che era già da tutti considerato giusto. 

A questo punto il consenso divenne un obbligo. D'ora in poi, i pochi che sono capaci di giudizio sono costretti a tacere e a poter parlare è solo chi è del tutto incapace di avere opinioni e giudizi propri, ed è la semplice eco di opinioni altrui: tuttavia, proprio costoro sono difensori tanto più zelanti e intolleranti di quelle opinioni. Infatti, in colui che la pensa diversamente, essi odiano non tanto l'opinione diversa che egli professa, quanto l'audacia di voler giudicare da sé, cosa che essi stessi non provano mai a fare, e in cuor loro ne sono consapevoli. Insomma: a esser capaci di pensare sono pochissimi, ma opinioni vogliono averne tutti.

 L’arte di ottenere ragione

Arthur Schopenhauer (1788 - 1860), filosofo tedesco

sabato 18 febbraio 2023

Metteremo fine alla razza umana o l’umanità rinuncerà alla guerra?

Londra, 9 luglio 1955: in occasione di una campagna per il disarmo nucleare Bertrand Russell ed Albert Einstein presentano una dichiarazione, controfirmata da altri 9 scienziati e intellettuali, in cui si invitavano gli scienziati e tutti gli uomini a considerare la minaccia rappresentata dalle armi nucleari per il genere umano.

Nella tragica situazione che affronta l’umanità, noi riteniamo che gli scienziati dovrebbero riunirsi in un congresso per valutare i pericoli che sono sorti come conseguenza dello sviluppo delle armi di distruzione di massa e per discutere una risoluzione nello spirito della seguente bozza di documento.

Non stiamo parlando, in questa occasione, come membri di questa o quella nazione o continente o fede religiosa, ma come esseri umani, membri della specie umana, la cui sopravvivenza è ora messa a rischio. Il mondo è pieno di conflitti, tra cui, tralasciando i minori, spicca la titanica lotta tra Comunismo e Anticomunismo. Quasi chiunque abbia una coscienza politica nutre forti convinzioni a proposito di una di queste posizioni; noi vogliamo che voi, se è possibile, mettiate da parte queste convinzioni e consideriate voi stessi solo come membri di una specie biologica che ha avuto una ragguardevole storia e di cui nessuno di noi desidera la scomparsa.

Cercheremo di non dire una sola parola che possa piacere più ad un gruppo piuttosto che all’altro. Tutti, in eguale misura, sono in pericolo e se il pericolo è compreso, c’è speranza che lo si possa collettivamente evitare.

Dobbiamo cominciare a pensare in una nuova maniera. Dobbiamo imparare a chiederci non che mosse intraprendere per offrire la vittoria militare al proprio gruppo preferito, perché non ci saranno poi ulteriori mosse di questo tipo; la domanda che dobbiamo farci è: che passi fare per prevenire uno scontro militare il cui risultato sarà inevitabilmente disastroso per entrambe le parti?

Un vasto pubblico e perfino molti personaggi autorevoli non hanno ancora capito che potrebbero restare coinvolti in una guerra di bombe nucleari. La gente ancora pensa in termini di cancellazione di città. Si è capito che le nuove bombe sono più potenti delle vecchie e che, mentre una bomba -A potrebbe cancellare Hiroshima, una bomba ‐H potrebbe distruggere le più grandi città, come Londra, New York o Mosca. Non c’è dubbio che, in una guerra con bombe ‐H, grandi città potrebbero finire rase al suolo. Ma questo è uno dei disastri minori che saremmo chiamati a fronteggiare. Se tutti, a Londra, New York e Mosca venissero sterminati, il mondo potrebbe, nel corso di pochi secoli, riprendersi dal colpo. Ma ora noi sappiamo, specialmente dopo i test alle isole Bikini, che le bombe nucleari possono gradualmente spargere distruzione su di una area ben più vasta di quanto si pensasse.

Si è proclamato con una certa autorevolezza che ora si può costruire una bomba 2.500 volte più potente di quella che ha distrutto Hiroshima.

Una tale bomba, se esplodesse vicino al suolo terrestre o sott’acqua, emetterebbe particelle radioattive nell’atmosfera. Queste ricadono giù gradualmente e raggiungono la superficie terrestre sotto forma di polvere o pioggia mortifera. É stata questa polvere che ha contaminato i pescatori giapponesi e i loro pesci. Nessuno sa quanto queste particelle radioattive possano diffondersi nello spazio, ma autorevoli esperti sono unanimi nel dire che una guerra con bombe ‐H potrebbe eventualmente porre fine alla razza umana. Si teme che, se molte bombe ‐H fossero lanciate, potrebbe verificarsi uno sterminio universale, rapido solo per una minoranza, ma per la maggioranza una lenta tortura di malattie e disgregazione.

Molti avvertimenti sono stati lanciati da eminenti scienziati e da autorità in strategie militari. Nessuno di loro dirà che sono sicuri dei peggiori risultati. Quello che diranno sarà che questi risultati sono possibili, e nessuno può essere certo che non si realizzeranno. Non abbiamo ancora capito se i punti di vista degli esperti su questa questione dipendano in qualche grado dalle loro opinioni politiche o pregiudizi. Dipendono solo, per quanto ci hanno rivelato le nostre ricerche, da quanto è vasta la conoscenza particolare dell’esperto. Abbiamo scoperto che gli uomini che conoscono di più sono i più tristi. Questa è allora la domanda che vi facciamo, rigida, terrificante, inevitabile: metteremo fine alla razza umana, o l’umanità rinuncerà alla guerra?

La gente non affronterà l’alternativa perché è così difficile abolire la guerra. L’abolizione della guerra richiederà disastrose limitazioni alla sovranità nazionale. Ma probabilmente la cosa che impedirà maggiormente di comprendere la situazione sarà il fatto che il termine “umanità” suona vago e astratto. La gente a malapena si rende conto che il pericolo è per loro stessi, i loro figli e i loro nipoti, e non per una vagamente spaventata umanità. Possono a malapena afferrare l’idea che loro, individualmente, e coloro che essi amano sono in pericolo imminente di perire con una lenta agonia. E così sperano che forse la guerra con la corsa a procurarsi armi sempre più moderne venga proibita. Questa speranza è illusoria. Qualsiasi accordo sia stato raggiunto in tempo di pace per non usare le bombe ‐H, non sarà più considerato vincolante in tempo di guerra, ed entrambi i contendenti cercheranno di fabbricare bombe‐H non appena scoppia la guerra, perché se una fazione fabbrica le bombe e l’altra no, la fazione che l’avrà fabbricate sarà inevitabilmente quella vittoriosa.

Sebbene un accordo a rinunciare alle armi atomiche come parte di una generale riduzione degli armamenti non costituirebbe una soluzione definitiva, potrebbe servire a degli scopi importanti. Primo, ogni accordo tra Est e Ovest va bene finchè serve ad allentare la tensione. Secondo, l’abolizione delle armi termo‐nucleari, se ogni parte credesse all’onestà dell’altra, potrebbe far scendere la paura di un attacco proditorio stile Pearl Harbour che ora costringe tutte e due le parti in uno stato di continua apprensione.

Noi dovremmo, quindi, accogliere con piacere un tale accordo sebbene solo come un primo passo. Molti di noi non sono neutrali, ma, come esseri umani, ci dobbiamo ricordare che, se la questione tra Est ed Ovest deve essere decisa in qualche maniera che possa soddisfare qualcuno, Comunista o Anti‐comunista, Asiatico o Europeo o Americano, bianco o nero, questa questione non deve essere decisa dalla guerra. Noi desidereremmo che ciò fosse compreso sia all’Est che all’Ovest.

Ci attende, se sapremo scegliere, un continuo progresso di felicità, conoscenza e saggezza. Dovremmo invece scegliere la morte, perché non riusciamo a rinunciare alle nostre liti? Facciamo un appello come esseri umani ad altri esseri umani: ricordate la vostra umanità e dimenticatevi del resto. Se riuscirete a farlo si aprirà la strada verso un nuovo Paradiso; se non ci riuscirete, si spalancherà dinanzi a voi il rischio di un’estinzione totale.

Noi invitiamo il Congresso, e con esso gli scienziati di tutto il mondo e la gente comune, a sottoscrivere la seguente risoluzione: “In considerazione del fatto che in una qualsiasi guerra futura saranno certamente usate armi nucleari e che queste armi minacciano la continuazione dell’esistenza umana, noi invitiamo i governi del mondo a rendersi conto, e a dichiararlo pubblicamente, che il loro scopo non può essere ottenuto con una guerra mondiale, e li invitiamo di conseguenza a trovare i mezzi pacifici per la soluzione di tutti i loro motivi di contesa”.

Firmato: 

Bertrand Russell

Albert Einstein (Premio Nobel per la fisica); 

Max Born (Premio Nobel per la fisica)

Percy W. Bridgman (Premio Nobel per la fisica)

Leopold Infeld (Professore di fisica teorica)

Frédéric Joliot-Curie (Premio Nobel per la chimica)

Herman J. Muller (Premio Nobel per la fisiologia e medicina)

Linus Pauling (Premio Nobel per la chimica)

Cecil F. Powell (Premio Nobel per la fisica)

Józef Rotblat (Professore di fisica)

Hideki Yukawa (Premio Nobel per la fisica)

venerdì 10 febbraio 2023

Il seme


Un uomo d'affari di successo stava invecchiando e sentiva che era ora di scegliere un successore per rilevare l'azienda.
Invece di scegliere uno dei suoi direttori o dei suoi figli, decise di fare qualcosa di diverso. Chiamò tutti i giovani dirigenti della sua azienda insieme e disse: “È ora che io mi dimetta e scelga il prossimo CEO. Ho deciso di scegliere uno di voi”. I giovani dirigenti erano scioccati, ma il capo continuò: “Oggi darò a ognuno di voi un seme - un seme molto speciale. Voglio che piantiate il seme, lo annaffiate e torniate qui tra un anno con quello che avete coltivato dal seme che vi ho dato. Poi giudicherò le piante che porterete e il proprietario di quella che sceglierò sarà il prossimo CEO”. 

Un uomo di nome Jim, era lì quel giorno e lui, come gli altri, ricevette un seme. Tornò a casa ed entusiasta, raccontò la storia a sua moglie. Lei lo aiutò a prendere un vaso, terra e concime e lui piantò il seme. Ogni giorno, annaffiava e guardava per vedere se era cresciuto. Dopo circa tre settimane, alcuni degli altri dirigenti iniziarono a parlare dei loro semi e delle piante che cominciavano a crescere.

Jim continuava a controllare i suoi semi, ma non vedeva crescere nulla.

Tre settimane, quattro settimane, cinque settimane passate, ancora niente...

Ormai altri parlavano delle loro piante, ma Jim non aveva una pianta e si sentiva un fallimento.

Passarono sei mesi – ancora niente nel vaso di Jim. Era convinto solo di aver fatto morire il suo seme. Tutti gli altri avevano arbusti e piante alte, ma lui non aveva niente... Jim non disse nulla ai suoi colleghi, però. Continuava ad annaffiare e fertilizzare il terreno: voleva così tanto che il seme crescesse!

Finalmente, passato un anno, tutti i giovani dirigenti dell'azienda portarono le loro creazioni al CEO per il controllo.

Jim disse a sua moglie che non avrebbe portato un vaso vuoto, ma lei lo incoraggiò a essere onesto su ciò che era successo. Jim sentiva male allo stomaco, sarebbe stato il momento più imbarazzante della sua vita, ma sapeva che sua moglie aveva ragione. Portò dunque il suo vaso vuoto nella sala riunioni. Quando Jim arrivò, rimase stupito dalla varietà di piante coltivate dagli altri dirigenti. Erano bellissime in tutte le forme e misure. Jim mise il suo vaso vuoto sul pavimento e molti suoi colleghi risero, ma alcuni erano dispiaciuti per lui.

Quando l'amministratore delegato arrivò, ispezionò la stanza e salutò i suoi giovani dirigenti.

Jim cercava di nascondersi un po' dietro. “Mio Dio, che belle piante e fiori avete coltivato – disse il CEO –  oggi uno di voi sarà nominato il prossimo CEO!”.

All'improvviso, l'amministratore delegato vide Jim sul retro della stanza con il suo vaso vuoto. Ordinò al direttore finanziario di avvicinarsi. Jim era terrorizzato. Pensò: “L'amministratore delegato sa che sono un fallimento! Forse mi farà licenziare!”.

Quando Jim è arrivò di fronte, l'amministratore delegato gli chiese cosa fosse successo al suo seme e Jim gli ha raccontò la storia

L'amministratore delegato chiese a tutti di sedersi tranne Jim. Guardò Jim e poi annunciò ai giovani dirigenti: “Ecco il tuo prossimo amministratore delegato!

Si chiama Jim! Jim non poteva crederci. “Jim che non riuscì nemmeno a coltivare il suo seme!? Come può essere il nuovo CEO?” ...dissero gli altri.

Poi l'amministratore delegato continuò: “Un anno fa, ho dato a tutti i presenti un seme. Vi ho detto di piantarlo, annaffiarlo e riportarmelo oggi. Ma io ho a dato tutti dei semi bolliti; erano morti; non era possibile che crescessero.
Tutti voi, tranne Jim, mi avete portato arbusti, piante e fiori. Quando avete scoperto che il seme non sarebbe cresciuto, l'avete sostituito con un altro seme. Jim è stato l'unico che, con coraggio e onestà, mi ha portato un vaso con dentro il mio seme., anche se non ha germinato. Pertanto, sarà lui il nuovo amministratore delegato!”.

*   *  *

Se pianti onestà, raccoglierai fiducia.
Se pianti bontà, raccoglierai amici.
Se pianti umiltà, raccoglierai grandezza.
Se pianti perseveranza, raccoglierai soddisfazione.
Se pianti considerazione, raccoglierai prospettiva.
Se pianti duro lavoro, otterrai successo.
Se pianti il perdono, raccoglierai la riconciliazione.

Quindi, stai attento a cosa pianti ora; determinerà ciò che raccoglierai dopo.
Qualsiasi cosa tu dia alla vita, la vita te lo restituirà.

giovedì 9 febbraio 2023

Quando morirai


Quando morirai, non preoccuparti del tuo corpo... i tuoi parenti faranno tutto il necessario secondo le loro possibilità.
Ti toglieranno i vestiti.
Ti laveranno.
Ti vestiranno.
Ti porteranno via da casa e ti porteranno al tuo nuovo indirizzo.
Molti verranno al tuo funerale a ′′salutare". Alcuni cancelleranno gli impegni e mancheranno anche a lavoro per andare al tuo funerale.

I tuoi averi, ciò che non ti piaceva prestare, saranno venduti, regalati o bruciati.
Le tue chiavi, i tuoi strumenti, i tuoi libri, i tuoi cd, le tue scarpe, i tuoi vestiti...
E, stai sicuro, che il mondo non si fermerà a piangere per te.
L’economia continuerà.
Nel tuo lavoro, sarai sostituito. Qualcuno con le stesse o migliori capacità, assumerà il tuo posto.

I tuoi beni andranno ai tuoi eredi...
I tuoi amici sinceri piangeranno qualche ora o qualche giorno, ma poi torneranno a ridere.
I tuoi animali si abitueranno al nuovo padrone.
Le tue foto, per un po’ di tempo, rimarranno appese al muro o continueranno su qualche mobile, ma poi verranno messe in fondo a un cassetto.
Qualcun altro si siederà sul tuo divano e mangerà sulla tua tavola.

Il dolore profondo a casa tua durerà una settimana, due, un mese, due, un anno, due... Dopo sarai aggiunto ai ricordi e poi la tua storia sarà finita.
Finito tra le persone, finito qui, finito in questo mondo.

Ma inizierà la tua storia nella tua nuova realtà... nella tua vita dopo la morte.
Nella tua nuova vita avrai solo bisogno del tuo spirito. E il valore di cui lo hai arricchito qui, sarà l'unica fortuna su cui conterai lì.
Questa fortuna è l'unica cosa che ti porterai via e si costruisce per tutto il tempo che stai qui. Quando vivi una vita d'amore verso gli altri e in pace con il prossimo, stai costruendo la tua fortuna spirituale.

Ecco perché prova a vivere pienamente e sii felice mentre sei qui perché, come ha detto Francesco D’Assisi: ′′Da qui non ti porterai via quello che hai. Prenderai solo quello che hai dato.′′

mercoledì 8 febbraio 2023

Amare

La vita dev´essere consacrata a qualcosa di grande. Non si può rimanere inerti e insensibili, quando si pensa che tanti mani si alzano dai cinque contenti. Sono mani di bambini e di giovani, che attendono chi insegni loro la vita della verità e della giustizia; mani di uomini e donne; mani di anziani, di sofferenti, di ammalati, che aspettano chi si interessi di loro, si chini sulle loro tribolazioni, ne consoli le amarezze; mani di affamati, di reietti della società che chiedono aiuto.
Non di parole vi è bisogno oggi, ma di opere.
Non di velleità, ma di generosità concreta. Non di contestazioni sterili, ma di sacrificio personale che impegnandoci direttamente, trasformi il mondo fatiscente.
Solo i giovani possono comprendere questa necessità.

Se voi acquistate coscienza di Cristo, che cosa avviene in voi? Avviene che diventate interiormente liberi.
Diventerete persone. Diventerete coscienti. Saprete perché e per chi vivere. E, cosa meravigliosa, sentirete nascere in voi la scienza dell'amicizia, della socialità, dell'amore.
Non sarete degli isolati. Senza spegnere la vostra inviolabile personalità, l'adesione a Cristo v'insegnerà l´adesione ai fratelli, vi darà l´intelligenza dei meriti e dei bisogni, per cui essi devono essere cercati, amati, serviti. La carità resterà sempre per la Chiesa il banco di prova della sua credibilità nel mondo: «Da questo riconosceranno tutti che siete dei miei».

Al di sopra di questo aspetto puramente materiale, deve emergere la prevalente funzione pedagogica, aspetto spirituale che non si misura con cifre e bilanci, giacché mettere a disposizione dei fratelli le proprie energie e i propri mezzi non può essere solo il frutto di uno slancio emotivo e contingente, deve essere invece la conseguenza logica di una crescita nella comprensione della carità che, se è sincera, scende necessariamente a gesti concreti di comunione con chi è in stato di bisogno.

Non vi sarà difficile amare, amare molto, amare senza flessioni egoistiche, amare con dono di sé.

Beato Paolo VI (Giovan Battista Montini) (1897 - 1978), papa

martedì 7 febbraio 2023

C’è un posto nel mondo

C’è un posto nel mondo 
dove il cuore batte forte,
dove rimani senza fiato,
per quanta emozione provi;
dove il tempo si ferma e non hai più l’età;

quel posto è tra le tue braccia
in cui non invecchia il cuore,
mentre la mente non smette mai di sognare.

Da lì fuggir non potrò
poichè la fantasia d’incanto
risente il nostro calore 
e no, non permetterò mai 
ch’io possa rinunciare
a chi d’amor mi sa far volare.

Alda Merini (1931 - 2009), poetessa e scrittrice italiana

lunedì 6 febbraio 2023

Aforismi Medioevo

Dobbiamo al Medioevo le peggiori invenzioni dell’umanità: la polvere da sparo e l’amore romantico (André Maurois)

Chiunque creda che l’epoca che vide la costruzione della Cattedrale di Chartres e l’invenzione del Parlamento e dell’Università sia stata buia, deve essere mentalmente ritardato o, nel migliore dei casi, molto, molto ignorante. (Charles Warren Hollister, medievista americano)

Le cattedrali sono degne di ammirazione perché sono state costruite da persone che avevano le doti. Noi abbiamo soltanto le idee, ma le idee non bastano per costruire le cattedrali. (Henrich Heine)

Se fosse vera quella vergognosa menzogna dei secoli bui perché ispirati dalla fede del Vangelo, perché allora tutto ciò che ci resta di quei tempi è di così fascinosa bellezza e sapienza? Anche nella storia vale la legge di causa ed effetto. (Léo Moulin)

Nel Medio Evo si era talmente legati alla storia della Chiesa che quasi ci si sentiva incatenati. (Søren Kierkegaard)

Il Medioevo era un tempo che aveva un senso della vita, radicato nel cristianesimo e che noi oggi riusciamo a stento a capire: pensi che in tutto il millennio abbiamo un solo caso di suicidio documentato; il suicidio era praticamente sconosciuto. Un'epoca che pone al suo vertice come ideale il cavaliere, la cui dote essenziale è la generosità, non poteva essere un'epoca sordida. (Régine Pernoud)

domenica 5 febbraio 2023

Finché c’è guerra c’è speranza


Perché, vedete, le guerre non le fanno solo i fabbricanti d’armi e i commessi viaggiatori che le vendono, anche le persone come voi, le famiglie come la vostra, che vogliono, vogliono e non si accontentano mai: le ville, le macchine, le moto, le feste, il cavallo, gli anellini, i braccialetti, le pellicce e tutti i cazzi che ve se fregano, costano molto! E per procurarseli, qualcuno bisogna depredare, ecco perché si fanno le guerre!

Pietro Chiocca / Alberto Sordi nel film: "Finché c’è guerra c’è speranza" diretto da Alberto Sordi (1974).