venerdì 30 giugno 2017

Ciascun dal proprio cuor l'altrui misura

«Ciascun dal proprio cuor l'altrui misura» (Proverbio italiano)

«E però che con quella misura che l’uomo misura se medesimo, misura le sue cose,
che sono quasi parte di se medesimo,
aviene che al magnanimo le sue cose sempre paiono migliori che non sono, e l’altrui men buone;
lo pusillanimo sempre le sue cose crede valere poco, e l’altrui assai.
(Dante Alighieri, Convivio, Trattato primo, XI)

«Perché l’altrui misura
ciascun dal proprio core»

(Pietro Metastasio, Issipile, atto I, scena VI)

«Rodope, a Learco:
Perché l’altrui misura
ciascun dal proprio core,
confonde il nostro errore
la colpa e la virtù.

Se credi tu con pena
pietà nel petto mio,
credo con pena anch’io
che un traditor sei tu».

Podle sebe soudím tebe
[letteralmente: secondo me, ovvero secondo quello che sono, giudico te].
(Proverbio popolare ceco) 

«Se prendete un albero buono, anche il suo frutto sarà buono; se prendete un albero cattivo, anche il suo frutto sarà cattivo: dal frutto infatti si conosce l'albero. Razza di vipere, come potete dire cose buone, voi che siete cattivi? Poiché la bocca parla dalla pienezza del cuore. L'uomo buono dal suo buon tesoro trae cose buone, mentre l'uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae cose cattive».
(Gesù, Vangelo di Matteo 12,33-35)

«Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro.
Non giudicate e non sarete giudicati;
non condannate e non sarete condannati;
perdonate e vi sarà perdonato;
date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo,
perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio».
(Gesù, Vangelo di Luca 6, 36 - 38)

giovedì 22 giugno 2017

Tocca a te



L’uomo vide la bambina, magra, accovacciata per terra e avvolta in pochi, miseri stracci. Vide la piccola mano, nera di sporcizia, tesa a racimolare poche elemosine. Allora l’uomo levò gli occhi al cielo:
— Dio mio, come puoi permettere tutto ciò? Perché non aiuti questa bambina?
Una voce incorporea risuonò nella aria trasparente:
— Ma io l’ho già aiutata. Ho creato te.

lunedì 19 giugno 2017

Grazie a...


Grazie a...
...a chi cammina
senza travolgere e calpestare,
a chi  ha piedi rotti e continua a camminare.

...a chi condivide un pezzo di strada,
l’acqua della borraccia e la forza della speranza.

...a chi restaura braccia e volti
e restituisce dita alle mani perché possan accarezzare.

...a chi rifiuta divise e ordini di guerra,
a chi distrugge armi e rimuove mine
perché la gente si possa capire.

...a chi porge la mano e fa un sorriso,
a chi dalla finestra di casa
salta nel mondo e con pennelli e colori
dipinge un nuovo giorno.

...a chi con musiche e balli
apre la festa scompigliando le stelle
e rallegrando la terra.

Giacomo Matti

mercoledì 14 giugno 2017

"Restituisco a Dio il suo biglietto..."

[ Aleppo, Siria, 15 Dicembre 2016 ]

«Ascoltami: ho preso il caso dei bambini perché tutto fosse più evidente. Di tutte le altre lacrime dell'umanità, delle quali è imbevuta la terra intera, dalla crosta fino al centro, non dirò nemmeno una parola, ho ristretto di proposito l'ambito della mia discussione. Io sono una cimice e riconosco in tutta umiltà che non capisco per nulla perché il mondo sia fatto così. Vuol dire che gli uomini stessi hanno colpa di questo: è stato concesso loro il paradiso, ma essi hanno voluto la libertà e hanno rubato il fuoco dal cielo, pur sapendo che sarebbero diventati infelici, quindi non c'è tanto da impietosirsi per loro. La mia povera mente, terrestre ed euclidea, arriva solo a capire che la sofferenza c'è, che non ci sono colpevoli, che ogni cosa deriva dall'altra direttamente, semplicemente, che tutto scorre e si livella - ma queste sono soltanto baggianate euclidee, io lo so, e non posso accettare di vivere in questo modo! Che conforto mi può dare il fatto che non ci sono colpevoli e che questo io lo so - io devo avere la giusta punizione, altrimenti distruggerò me stesso. E non già la giusta punizione nell'infinito di un tempo o di uno spazio remoti, ma qui sulla terra, in modo che io la possa vedere con i miei occhi. Ho creduto e voglio vedere con i miei occhi, e se per quel giorno sarò già morto, che mi resuscitino, giacché se tutto accadesse senza di me, sarebbe troppo ingiusto. Certo non ho sofferto unicamente per concimare con me stesso, con le mie malefatte e le mie sofferenze, l'armonia futura di qualcun altro. Io voglio vedere con i miei occhi il daino sdraiato accanto al leone e la vittima che si alza ad abbracciare il suo assassino. Voglio essere presente quando d'un tratto si scoprirà perché tutto è stato com'è stato. Tutte le religioni di questo mondo si basano su questa aspirazione, e io sono un credente. Ma ci sono i bambini: che cosa dovrò fare con loro? È questa la domanda alla quale non so dare risposta. Per la centesima volta lo ripeto: c'è una miriade di questioni, ma ho preso soltanto l'esempio dei bambini, perché nel loro caso quello che voglio dire risulta inoppugnabilmente chiaro. Ascolta: se tutti devono soffrire per comprare con la sofferenza l'armonia eterna, che c'entrano qui i bambini? Rispondimi, per favore. È del tutto incomprensibile il motivo per cui dovrebbero soffrire anche loro e perché tocca pure a loro comprare l'armonia con le sofferenze. Perché anch'essi dovrebbero costituire il materiale per concimare l'armonia futura di qualcun altro? La solidarietà fra gli uomini nel peccato la capisco, capisco la solidarietà nella giusta punizione, ma con i bambini non ci può essere solidarietà nel peccato, e se è vero che essi devono condividere la responsabilità di tutti i misfatti compiuti dai loro padri, allora io dico che una tale verità non è di questo mondo e io non la capisco. Qualche spiritoso potrebbe dirmi che quel bambino sarebbe comunque cresciuto e avrebbe peccato, ma, come vedete, egli non è cresciuto, è stato dilaniato dai cani all'età di otto anni. Oh, Alëša, non sto bestemmiando! Io capisco quale sconvolgimento universale avverrà quando ogni cosa in cielo e sotto terra si fonderà in un unico inno di lode e ogni creatura viva, o che ha vissuto, griderà: "Tu sei giusto, o Signore, giacché le tue vie sono state rivelate!" Quando la madre abbraccerà l'aguzzino che ha fatto dilaniare suo figlio dai cani e tutti e tre grideranno fra le lacrime: "Tu sei giusto, o Signore!": allora si sarà raggiunto il coronamento della conoscenza e tutto sarà chiaro. Ma l'intoppo è proprio qui: è proprio questo che non posso accettare. E fintanto che mi trovo sulla terra, mi affretto a prendere i miei provvedimenti. Vedi, Alëša, potrebbe accadere davvero che se vivessi fino a quel giorno o se risorgessi per vederlo, guardando la madre che abbraccia l'aguzzino di suo figlio, anch'io potrei mettermi a gridare con gli altri: "Tu sei giusto, o Signore!"; ma io non voglio gridare allora. Finché c'è tempo, voglio correre ai ripari e quindi rifiuto decisamente l'armonia superiore. Essa non vale le lacrime neanche di quella sola bambina torturata, che si batte il petto con il pugno piccino e prega in quel fetido stambugio, piangendo lacrime irriscattate al suo "buon Dio"! Non vale, perché quelle lacrime sono rimaste irriscattate. Ma esse devono essere riscattate, altrimenti non ci può essere armonia. Ma in che modo puoi riscattarle? È forse possibile? Forse con la promessa che saranno vendicate? Ma che cosa me ne importa della vendetta, a che mi serve l'inferno per i torturatori, che cosa può riparare l'inferno in questo caso, quando quei bambini sono già stati torturati? E quale armonia potrà esserci se c'è l'inferno? Io voglio perdonare e voglio abbracciare, ma non voglio che si continui a soffrire. E se la sofferenza dei bambini servisse a raggiungere la somma delle sofferenze necessaria all'acquisto della verità, allora io dichiaro in anticipo che la verità tutta non vale un prezzo così alto. Non voglio insomma che la madre abbracci l'aguzzino che ha fatto dilaniare il figlio dai cani! Non deve osare perdonarlo! Che perdoni a nome suo, se vuole, che perdoni l'aguzzino per l'incommensurabile sofferenza inflitta al suo cuore di madre; ma le sofferenze del suo piccino dilaniato ella non ha il diritto di perdonarle, ella non deve osare di perdonare quell'aguzzino per quelle sofferenze, neanche se il bambino stesso gliele avesse perdonate! E se le cose stanno così, se essi non oseranno perdonare, dove va a finire l'armonia? C'è forse un essere in tutto il mondo che potrebbe o avrebbe il diritto di perdonare? Non voglio l'armonia, è per amore dell'umanità che non la voglio. Preferisco rimanere con le sofferenze non vendicate. Preferisco rimanere con le mie sofferenze non vendicate e nella mia indignazione insoddisfatta, anche se non dovessi avere ragione. Hanno fissato un prezzo troppo alto per l'armonia; non possiamo permetterci di pagare tanto per accedervi. Pertanto mi affretto a restituire il biglietto d'entrata. E se sono un uomo onesto, sono tenuto a farlo al più presto. E lo sto facendo. Non che non accetti Dio, Alëša, gli sto solo restituendo, con la massima deferenza, il suo biglietto».

I fratelli Karamàzov, capitolo IV, traduzione di  Maria Rosaria Fasanelli, Ed. Garzanti, Milano

Fedor Michajlovic Dostoevskij (1821 - 1881), scrittore e filosofo russo

mercoledì 7 giugno 2017

Aforismi Calunnia

La calunnia tronca ogni vincolo di affetto e di natura, e nessun buon sentimento è tanto
saldo da resistere fino in fondo all’invidia. (Giuseppe Flavio, Guerra giudaica, I,77)

Fama, male di cui nessun altro è più veloce:
si rafforza colla mobilità ed acquista forze andando,
piccola alla prima paura, poi s´innalza nell'aria,
ed avanza sul suolo, ma nasconde il capo tra le nubi. (Virgilio, Eneide libro IV)