lunedì 3 aprile 2023

Va' dove ti porta il cuore

E quando poi davanti a te si apriranno tante strade e non saprai quale prendere, non imboccarne una a caso, ma siediti e aspetta. Respira con la profondità fiduciosa con cui hai respirato il giorno in cui sei venuta al mondo, senza farti distrarre da nulla, aspetta e aspetta ancora. Stai ferma, in silenzio, e ascolta il tuo cuore. Quando poi ti parla, alzati e va' dove lui ti porta. 

Va' dove ti porta il cuore (1994)

Susanna Tamaro, scrittrice italiana

Nessun uomo è un’isola

Nessun uomo è un’isola a sè stante; 
ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto. 

Se anche solo una zolla venisse spazzata via dal mare, 
l’Europa ne sarebbe diminuita, 
come se le mancasse un promontorio, 
come se venisse a mancare una dimora del tuo amico, 
o la tua stessa casa. 

La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, 
perché io sono parte dell’umanità. 
E dunque non chiedere mai 
per chi suona la campana: essa suona per te.

Meditation XVII, Devotions on Emergent Occasions (1623)

John Donne (1572 – 1631), poeta, saggista, avvocato e religioso anglicano inglese


*   *   *

Nessun uomo è un'isola;
Nessuno uomo sta solo.
Ogni uomo è una gioia per me;
Il dolore di ogni uomo è il mio dolore.

Abbiamo bisogno l'uno dell'altro,
perciò io difenderò
ogni uomo come mio fratello;
ogni uomo come mio amico.

*   *   *

Nunc lento sonitu dicunt, morieris (Ora dicono con un suono lento, morirai)

Può darsi che colui per il quale suona questa campana sia così malato da non sapere che suona per lui; e può darsi che io mi ritenga tanto migliore di quanto non sia, che coloro che mi circondano e vedono il mio stato possano averla fatta suonare per me, e io non lo sappia. La Chiesa è cattolica, universale, così come tutte le sue azioni; tutto ciò che fa appartiene a tutti. Quando battezza un bambino, quell'azione mi riguarda; perché quel bambino viene così collegato a quel corpo che è anche la mia testa, e innestato in quel corpo di cui sono membro. E quando seppellisce un uomo, quell'azione mi riguarda: tutta l'umanità è di un solo autore ed è un unico volume; quando un uomo muore, un capitolo non viene strappato dal libro, ma tradotto in una lingua migliore; e ogni capitolo deve essere tradotto in questo modo; Dio impiega diversi traduttori; alcuni pezzi vengono tradotti dall'età, altri dalla malattia, altri dalla guerra, altri ancora dalla giustizia; ma la mano di Dio è in ogni traduzione, e la sua mano riannoderà tutti i nostri fogli sparsi per quella biblioteca in cui ogni libro sarà aperto l'uno all'altro. Come dunque la campana che suona a un sermone non chiama solo il predicatore, ma la congregazione a venire, così questa campana chiama tutti noi; ma tanto più me, che sono portato così vicino alla porta da questa malattia.

Ci fu una disputa fino a una causa (in cui si mescolavano pietà e dignità, religione e stima) su quale degli ordini religiosi dovesse suonare per primo alle preghiere del mattino; e fu stabilito che avrebbero suonato per primi quelli che si fossero alzati prima. Se comprendiamo bene la dignità di questa campana che suona per la nostra preghiera serale, saremmo lieti di farla nostra alzandoci presto, in modo che sia nostra e sua, come lo è in effetti.

La campana suona per colui che pensa di farlo; e anche se si interrompe di nuovo, tuttavia da quel minuto in cui questa occasione ha agito su di lui, egli è unito a Dio. Chi non alza gli occhi verso il sole quando sorge? Chi toglie gli occhi da una cometa quando questa scoppia? Chi non tende l'orecchio a una campana che suona in qualsiasi occasione? Ma chi può staccare l'orecchio da quella campana che sta facendo uscire un pezzo di sé da questo mondo?

Nessun uomo è un'isola a sè stante; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del continente. Se una zolla viene spazzata via dal mare, l'Europa viene meno, così come se lo fosse un promontorio, così come se lo fosse una proprietà del tuo amico o della tua: la morte di qualsiasi uomo mi diminuisce, perché sono coinvolto nel genere umano, e quindi non mando mai a sapere per chi suona la campana; suona per te.

Non possiamo nemmeno chiamarla mendicità della miseria o prestito della miseria, come se non fossimo già abbastanza miserabili di per sé, ma dovessimo prenderne di più dalla casa accanto, prendendo su di noi la miseria dei nostri vicini. In verità, sarebbe una cupidigia scusabile se lo facessimo, perché l'afflizione è un tesoro e quasi nessuno ne ha abbastanza. Non c'è uomo che abbia afflizioni a sufficienza e che non sia maturato e maturato da esse e reso idoneo a Dio da quelle afflizioni. Se un uomo porta con sé un tesoro in lingotti, o in un cuneo d'oro, e non ne ha alcuno coniato in moneta corrente, il suo tesoro non gli basterà per viaggiare. La tribolazione è un tesoro per la sua natura, ma non è denaro corrente per il suo uso, a meno che non ci avviciniamo sempre di più alla nostra casa, il cielo, grazie ad essa. Anche un altro uomo può essere malato, e malato fino alla morte, e questa afflizione può giacere nelle sue viscere, come oro in una miniera, e non essere di alcuna utilità per lui; ma questa campana, che mi dice della sua afflizione, scava e applica quell'oro a me: se da questa considerazione del pericolo di un altro prendo in considerazione il mio, e così mi assicuro, facendo ricorso al mio Dio, che è la nostra unica sicurezza.


Angelo di Dio


Angelo di Dio,
che sei il mio custode,
illumina, custodisci, reggi e governa me,
che ti fui affidato 
dalla pietà celeste. Amen

    Angelo di Dio,
    tu sei il mio custode,
    illumina e proteggi la mia vita,
    guida i miei passi
    per comprendere e compiere 
    sempre la volontà di Dio. Amen
    (Francesco Pignatelli)

Mostrandomi la via, non mi abbandonare in alcun modo
e cura pian piano, dolcemente, la lentezza del cuore appesantito. 
Infatti, è duro di cuore il genere umano e lento all’azione del bene. 
Dirigimi verso una vita perfetta, nel modo più bello, 
congiunto alle idee delle cose belle. 
(Preghiera bizantina rivolta all’angelo custode di un autore sconosciuto dell’Italia meridionale. Il cui manoscritto è conservato nella Biblioteca medicea laurenziana di Firenze)

domenica 2 aprile 2023

Collocazione provvisoria

 Nel Duomo vecchio di Molfetta c'è un grande crocifisso di terracotta. Il parroco, in attesa di sistemarlo definitivamente, l'ha addossato alla parete della sagrestia e vi ha apposto un cartoncino con la scritta: collocazione provvisoria.

La scritta, che in un primo momento avevo scambiato come intitolazione dell'opera, mi è parsa provvidenzialmente ispirata, al punto che ho pregato il parroco di non rimuovere per nessuna ragione il crocifisso di lì, da quella parete nuda, da quella posizione precaria, con quel cartoncino ingiallito.

Collocazione provvisoria. Penso che non ci sia formula migliore per definire la Croce. La mia, la tua croce, non solo quella di Cristo.

Coraggio, allora, tu che soffri inchiodato su una carrozzella. Animo, tu che provi i morsi della solitudine. Abbi fiducia, tu che bevi al calice amaro dell'abbandono. Non ti disperare, madre dolcissima che hai partorito un figlio focomelico. Non imprecare, sorella, che ti vedi distruggere giorno dopo giorno da un male che non perdona. Asciugati le lacrime, fratello, che sei stato pugnalato alle spalle da coloro che ritenevi tuoi amici. Non tirare i remi in barca, tu che sei stanco di lottare e hai accumulato delusioni a non finire. Non abbatterti, fratello povero, che non sei calcolato da nessuno, che non sei creduto dalla gente e che, invece del pane, sei costretto a ingoiare bocconi di amarezza. Non avvilirti, amico sfortunato, che nella vita hai visto partire tanti bastimenti, e tu sei rimasto sempre a terra.

Coraggio. La tua Croce, anche se durasse tutta la vita, è sempre "collocazione provvisoria". Il calvario, dove essa è piantata, non è zona residenziale. E il terreno di questa collina, dove si consuma la tua sofferenza, non si venderà mai come suolo edificatorio. Anche il Vangelo ci invita a considerare la provvisorietà della Croce.

"Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio, si fece buio su tutta la terra". Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Ecco le sponde che delimitano il fiume delle lacrime umane.

Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Solo allora è consentita la sosta sul Golgota. Al di fuori di quell'orario c'è divieto assoluto di parcheggio. Dopo tre ore, ci sarà la rimozione forzata di tutte le croci. Una permanenza più lunga sarà considerata abusiva anche da Dio.

Coraggio, fratello che soffri. C'è anche per te una deposizione dalla croce. Coraggio, tra poco, il buio cederà il posto alla luce, la terra riacquisterà i suoi colori verginali, e il sole della Pasqua irromperà tra le nuvole in fuga.

Don Tonino Bello (1935 - 1993), vescovo italiano