lunedì 31 gennaio 2022

L'uomo si distrugge

L'uomo si distrugge 
con la politica senza princìpi, 
col piacere senza la coscienza, 
con la ricchezza senza lavoro, 
con la conoscenza senza carattere, 
con gli affari senza morale, 
con la scienza senza umanità, 
con la fede senza sacrifici.

Mahatma Gandhi (1869 – 1948) politico, filosofo e avvocato indiano

Ai figli ci sono cose da dire

Ci sono cose da dire ai nostri figli.

Come ad esempio che il fallimento é una grande possibilità. Si ricade e ci si rialza. Da questo s’impara. Non da altro.

Dovremmo dire ai figli maschi che se piangono, non sono femminucce. Alle femmine che possono giocare alla lotta o fare le boccacce senza essere dei maschiacci.

Ai nostri figli maschi dovremmo dire che non sono Principi azzurri e non devono salvare nessuno. Alle femmine che nessuno le salva se non loro stesse.

Dovremmo dire che la noia è tempo buono per sé. 

Dovremmo dire che si può morire, ma che esiste la magia.

Ai nostri figli dovremmo dire che ci sono giorni sì, e giorni no. E hanno tutti lo stesso valore. Che bisogna saper stare e basta. E che il dolore si supera.

Ai nostri figli dovremmo dire che c’è tempo fino a quando non finisce e ce ne accorgiamo sempre troppo tardi.

Dovremmo dire che non ci sono né vinti né sconfitti e la vita non è una lotta.

Dovremmo dire che la cattiveria esiste ed è dentro ognuno di noi. Dobbiamo conoscerla per gestirla.

Dovremmo dire ai figli che non sempre un padre e una madre sono un porto sicuro. Alcuni fari non riescono a fare luce.

Dovremmo dire ai nostri figli che possono non avere successo e vivere felici lo stesso. Anzi, forse, lo saranno di più.

Che possono stare male, ma che la sofferenza ci spinge in avanti e che poi passa anche quella.

Bisogna dir loro che se nella vita non si sposeranno o non faranno figli, possono essere felici lo stesso.

Che la povertà esiste e dobbiamo farcene carico.

Che possono essere quello che vogliono. Ma non a tutti i costi.

Che esiste il perdono. E si può cedere ogni tanto, per procedere insieme.

Che senza gli altri non siamo niente. Proprio niente.

Che il mondo ha bisogno del loro impegno per diventare un luogo bello in cui sostare.

Ai figli dovremmo dire che possono andare lontano. Molto lontano. Dove non li vediamo più.

E che noi saremo qui.

Quando vogliono tornare.

Ai figli ci sono cose da dire, Ed. Mondadori ragazzi

Cinzia Pennati, insegnante e scrittrice italiana


domenica 30 gennaio 2022

Mi basta vederti!

Tre padri avevano l'abitudine di recarsi ogni anno dal beato Antonio [ Sant'Antonio Abate ]. Due di loro lo interrogavano sui pensieri e sulla salvezza dell'anima; uno, invece, taceva sempre e non chiedeva nulla. Dopo molto tempo abba Antonio gli disse: «Da tanto tempo vieni qui e non mi chiedi niente!». E quello gli rispose: «Mi basta vederti, padre!».

mercoledì 26 gennaio 2022

Amicizia


"Vieni a giocare con me" disse il piccolo principe alla volpe, "sono così triste..."

"Non posso giocare con te", rispose la volpe, "non sono addomesticata..."

"Che cosa vuol dire addomesticare?"

"È una cosa da molto dimenticata. Vuol dire... creare legami".

"Creare legami?...". 

"Certo", disse la volpe. "Tu per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me" Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo". 

"Comincio a capire", disse il piccolo principe.

Il Piccolo Principe

Antoine de Saint-Exupéry (1900 –  1944), scrittore e aviatore francese


Educare la libertà



Una pecora scoprì un buco nel recinto e scivolò fuori. 
Era così felice di andarsene, ma si allontanò molto e si perse.
Si accorse allora di essere inseguita da un lupo. 
Corse e corse, ma il lupo continuava ad inseguirla.
Finché il pastore arrivò e la salvò riportandola amorevolmente all'ovile.
E nonostante che tutti l'incitassero a farlo, 
il pastore non volle riparare il buco nel recinto.

Il canto degli uccelli. Frammenti di saggezza nelle grandi religioni

Anthony De Mello (1931 - 1987), prete gesuita e scrittore indiano

Divieti e costrizioni non educano la libertà. Le regole più che ingabbiare la libertà la custodiscono e la proteggono. È così anche per l'educazione dei figli: non si tratta di chiudere il recinto, ma di lasciarlo aperto. Perché educare non è imporre, ma insegnare a camminare.

martedì 25 gennaio 2022

Educare vuol dire togliere

Quando un genitore dice: “io non ho mai fatto mancare niente a mio figlio” esprime la sua totale idiozia.

Perché il compito di un genitore è di far mancare qualcosa, perché se non ti manca niente a che ti deve servire la curiosità, a che ti serve l’ingegno, a che ti serve il talento, a che ti serve tutto quello che abbiamo in questa scatola magica, non ti serve a niente no? Se sei stato servito e riverito come un piccolo lord rimbecillito su un divano, ti hanno svegliato alle 7 meno un quarto la mattina, ti hanno portato a scuola, ti hanno riportato a casa, ti hanno fatto vedere immancabilmente Maria De Filippi perché non è possibile perdersi una puntata di Uomini e Donne, perché sapete che è un’accusa pedagogicamente brillantissima.

Ma una cosa di buon senso, il coraggio di dire di no? Vedete io me lo ricordo, tanti anni dopo, l’1 in matematica e non mi ricordo le centinaia di volte che mi hanno dato 6, perché il 6 non dice niente, è scialbo, è mediocre. Me lo disse mio padre quando tornai a casa. “Papà ho preso 1 in matematica”.

Pensai che avrebbe scatenato gli inferi, non sapevo cosa sarebbe successo a casa mia. Lui invece mi disse: “fantastico, 4 lo prendono in tanti, invece 1 non l’avevo mai sentito. E quindi hai un talento figliolo”. E poi passava dall’ironia ad essere serio: “Cerca di recuperare entro giugno se no sarà una gran brutta estate”. Fine. Non ne abbiamo più parlato. Perché lui credeva in me. E quando credi in un ragazzo non lo devi aiutare, se è bravo ce la fa. Perché lo dobbiamo aiutare? Io aiuto una signora di 94 anni ad attraversare la strada, ci mancherebbe altro. Perché devo aiutare uno di 18? Al massimo gli posso dire: “Sei connesso? Ecco, questa è la strada , tanti auguri per la tua vita”. Si raccomandano le persone in difficoltà, non un figlio. Perché devi raccomandare un figlio? Perché non ce la fa? Che messaggio diamo? Siccome tu non ce la fai, ci pensa papà. Tante volte ho sentito dire da un genitore: io devo sistemare mio figlio. “Sistemare”. Come un vaso cinese. Dove lo sistemi? Dentro la vetrinetta, sopra l’armadio? Hai messo al mondo un oggetto o hai messo al mondo un’anima? Se hai messo al mondo un’anima non la devi sistemare, l’anima va dove sa andare.

Educare non ha nulla a che fare con la democrazia, dobbiamo comandare noi perché loro sono più piccoli. In uno stagno gli anatroccoli stanno dietro all’anatra. Avete mai visto un’anatra con tutti gli anatroccoli davanti? È impossibile, è contro natura. Perché le anatre sono intelligenti, noi meno.

Un genitore è un istruttore di volo, deve insegnarti a volare. Non è uno che spera che devi restare a casa fino a sessant’anni, così diventi una specie di badante gratis. Questo è egoismo, non c’entra niente con l’amore. L’amore è vederli volare. 

Paolo Crepet, psichiatra, sociologo, educatore e saggista italiano

lunedì 17 gennaio 2022

I due lupi

(Alfredo Rodríguez, Piccola indiana)

"Nonno, perché gli uomini combattono?"

Chiese la piccola indiana al vecchio Cherokee. 

Egli la guardò e le rispose: 

"Ogni uomo, prima o poi è chiamato a farlo. Per ogni uomo c'è sempre una battaglia che aspetta di essere combattuta, da vincere o da perdere. Perché lo scontro più feroce è quello che avviene fra i due lupi."

"Quali lupi nonno?"

"Quelli che ogni uomo porta dentro di sé."

La bambina non riusciva a capire.

Attese che il nonno rompesse l'attimo di silenzio che aveva lasciato cadere tra loro, forse per accendere la sua curiosità. Infine il vecchio che aveva dentro di sé la saggezza del tempo riprese con il suo tono calmo.

"Ci sono due lupi in ognuno di noi. Uno è cattivo e vive di odio, gelosia, invidia, risentimento, falso orgoglio, menzogna ed egoismo."

Il vecchio fece di nuovo una pausa, questa volta per dargli modo di capire quello che aveva appena detto.

"E l'altro?"

"L'altro è il lupo buono.

Vive di pace, amore, speranza, generosità, compassione, umiltà e fede."

La bambina rimase a pensare un istante a quello che il nonno gli aveva appena raccontato. Poi diede voce alla sua curiosità ed al suo pensiero.

"E quale lupo vince?"

Il vecchio Cherokee si girò a guardarlo e rispose con occhi puliti.

"Quello che nutri di più."

giovedì 6 gennaio 2022

Come mai sono stato scelto io?


Frodo: C’è qualcosa laggiù!

Gandalf: É Gollum.

Frodo: Gollum?

Gandalf: Sono tre giorni che ci segue.

Frodo: É fuggito dai sotterranei di Barad-dur?

Gandalf: Fuggito, o lasciato andare. Lui odia e ama l’anello, proprio come odia e ama se stesso, non si libererà mai del bisogno di averlo.

Frodo: Che peccato che Bilbo non l’abbia ucciso quando poteva.

Che peccato che Bilbo non abbia trafitto con la sua spada quella vile e ignobile creatura quando ne ebbe l'occasione».

Gandalf: Peccato? È stata la pena che gli ha fermato la mano. Molti di quelli che vivono meritano la morte e molti di quelli che muoiono meritano la vita. Tu sei in grado di valutare Frodo? Non essere troppo ansioso di elargire morte e giudizi. Anche i più saggi non conoscono tutti gli esiti. Il mio cuore mi dice che Gollum ha ancora una parte da recitare nel bene o nel male, prima che la storia finisca. La pietà di Bilbo può decidere il destino di molti.

Frodo: Vorrei che l’anello non fosse mai venuto da me. Vorrei che non fosse accaduto nulla.

Gandalf: Vale per tutti quelli che vivono in tempi come questi, ma non spetta a loro decidere. Possiamo soltanto decidere cosa fare con il tempo che ci viene concesso. Ci sono altre forze che agiscono in questo mondo, Frodo, a parte la volontà del Male. Bilbo era destinato a trovare l’anello. Nel qual caso anche tu eri destinato ad averlo, e questo è un pensiero incoraggiante..”.

Dal film: Il Signore degli Anelli - La Compagnia dell'Anello, 2001, diretto da Peter Jackson


*   *  *

«Che peccato [ – disse Frodo – ] che Bilbo non abbia trafitto con la sua spada quella vile e ignobile creatura quando ne ebbe l'occasione».

«Peccato? [ – rispose Gandalf – ] Ma fu la Pietà a fermargli la mano. Pietà e Misericordia: egli non volle colpire senza necessità. E fu ben ricompensato di questo suo gesto, Frodo. Stai pur certo che se è stato grandemente risparmiato dal male, riuscendo infine a scappare ed a trarsi in salvo, è proprio perché all'inizio del suo possesso dell'Anello vi era stato un atto di Pietà».

«Mi dispiace», disse Frodo; «ma sono terrorizzato e non ho alcuna pietà per Gollum […] e bisogna considerarlo un nemico. Merita la morte».

«Se la merita! E come! Molti tra i vivi meritano la morte. E parecchi che sono morti avrebbero meritato la vita. Sei forse tu in grado di dargliela? E allora non essere troppo generoso nel distribuire la morte nei tuoi giudizi: sappi che nemmeno i più saggi possono vedere tutte le conseguenze. Ho poca speranza che Gollum riesca ad essere curato ed a guarire prima di morire. Ma c'è una possibilità. Egli è legato al destino dell'Anello. Il cuore mi dice che prima della fine di questa storia l'aspetta un'ultima parte da recitare, malvagia o benigna che sia; e quando l'ora giungerà, la pietà di Bilbo potrebbe cambiare il corso di molti destini, e soprattutto del tuo [...].

«Certo che desidero distruggerlo, e con tutte le mie forze!», gridò Frodo [...]. Non sono affatto amante delle imprese perigliose. Cosa darei per non aver mai visto quest'Anello! Perché è toccato a me? Come mai sono stato scelto io?».

«Queste sono domande senza risposta», disse Gandalf. «Puoi credere che ciò non è dovuto ad alcun merito particolare o personale: non certo per via della forza o della sapienza, in ogni caso. Ma sei stato scelto tu, ed hai dunque il dovere di adoperare tutta la forza, l'intelligenza ed il coraggio di cui puoi disporre».

«Ma posseggo talmente poco di tutto ciò! Tu sei saggio e potente, prendilo tu l'Anello!».

«No!», gridò Gandalf, saltando in piedi. «Con quel potere, il mio diventerebbe troppo grande e troppo terribile. E su di me l'Anello acquisterebbe un potere ancor più spaventoso e diabolico». […]

«Ed ora», disse lo stregone, voltandosi verso Frodo, «sta a te decidere; ma ti starò sempre accanto per aiutarti». Gli posò la mano sulla spalla.

Il signore degli anelli, Bompiani, Milano, 2004, p. 79 - 82

John Ronald Reuel Tolkien (1892 – 1973)