domenica 19 febbraio 2017

Il giullare della Madonna


Glyn Philpot, Le Jongleur Du Notre Dame (1928)

(Personaggi: Jean, il giocoliere; fra’ Bonifacio; il priore; il monaco poeta; il monaco pittore; il monaco musicista; il monaco scultore; folla e mercanti, monaci) 

Siamo nella Francia dell' XI secolo …nel cuore del Medioevo.
È giorno di mercato e di festa nella piazza davanti all'Abazia di Cluny. Jean, un giullare, cerca di guadagnarsi qualche soldo con il suo repertorio di giochi e canzoni quasi tutte dissacratorie e sboccate. La folla lo dileggia e chiede con insistenza che intoni un inno: l’“Alleluja del vino”…
In quel momento esce dall'abazia il priore, arrabbiato per questo canto scandaloso e rimprovera Jean invitandolo a una vita migliore, nel suo convento, dove potrà fare penitenza. Gli occhi di Jean fissano quelli incavati nelle orbite del priore. La sua figura, autoritaria ed austera, severa ma nello stesso tempo “paterna” ha suscitato qualcosa in lui che non sa spiegarsi chiaramente… è un qualcosa che va oltre il suo rimprovero. Jean lo segue senza esitazione: non sa cosa gli succede… ha un senso di vergogna non per ciò che ha fatto, ma per tutta la sua vita: l’allegria e la spensieratezza di quegli anni gli sembravano la maschera della sua vera esistenza… della sua vera persona, del vuoto che aveva dentro e che non sapeva come colmare…
La vita al monastero è molto rigida. I monaci trascorrono le loro giornate pregando e lavorando. Jean “esplora” la grande abazia: prova un senso di meraviglia, stupore ma anche molto disagio e umiliazione: quasi tutti i monaci sono dotti, letterati, poeti, artisti… e lui si sente un poco di buono che non ha mai fatto nulla di valido nella vita. Già... ed è per questo che solo Fra’ Bonifacio, uno dei cuochi del monastero, riesce a dargli retta ed a fargli coraggio. Vedendolo un po’ giù, un giorno, il frate cuciniere tra un pentolone e l’altro, racconta una graziosa leggenda all'umiliato giullare, che nella colta abazia di Cluny, tra monaci poeti, pittori, scultori e musicisti, non sa il latino, nè conosce le arti nobili ma solo il volgare mestiere del giocoliere.
«Fuggendo i soldati di Erode, la Madonna chiede a un cespuglio di rose di poter nascondere il minacciato Bambino Gesù, ma il fiore orgoglioso (come i monaci artisti che disdegnano il novizio giullare) rifiuta di accoglierlo per non sgualcire i suoi petali, mentre l´umile salvia apre le sue foglie odorose e il Bimbo Gesù vi si addormenta come dentro una culla. E la Vergine benedetta tra tutte le donne – concluse Fra’ Bonifacio – chiamò l´umile salvia benedetta tra tutti i fiori».
Proprio questa leggenda “dell’umile salvia” benedetta dalla Vergine potrà dar animo a Jean – pensò Fra’ Bonifacio – tanto più che siamo nel mese di maggio! Sì, maggio, il mese dedicato a Maria. Ognuno dei monaci faceva di tutto per onorare la Vergine con l’arte in cui eccelleva, chi dipingendone e scolpendone le sembianze, chi cantandone le lodi in versi aulici e in musica togata. Jean è solo un giullare. Ed un povero ex giullare da strapazzo cosa può mai dedicare a Maria?
Jean passeggia da solo, a testa bassa, con il saio bianco a ciondoloni perché l’unico che aveva trovato una misura più grande della sua, nella penombra della chiesa della maestosa abazia. Si ferma davanti all'altare della Vergine. Lei lo guarda con il volto illuminato dalla luce fioca e tremolante delle candele. È afflitto perché non sa cosa dedicare alla Vergine. Con l'incubo di non saper parlare in latino, comprende allora  che la sua pochezza non è un peccato e che a Dio si può arrivare attraverso l'umiltà. E non esistono mestieri meno degni di altri, perché se una cosa è fatta con fede ed amore, ogni strada può portare a Dio e alla Madonna. Certo… era molto bella la legenda della salvia!
«Oh, se la tua bianca mano mi benedicesse un giorno - esclama rapito Jean - venga pure la morte; morirò sotto i tuoi occhi e sarà un giorno di festa!».  Basta un po’ di fede e tanto amore!
E così un giorno, riveste segretamente il suo antico costume giullaresco e davanti all'altare saltella giulivo sui ritmi e le melodie delle sue vecchie canzoni, si tiene in equilibrio su sedia… fa roteare in aria tre candelieri… rendendo il suo devoto omaggio alla Vergine con quegli stessi esercizi profani che lui prima faceva in giro per le piazze della Francia.
Il rumore insolito richiama primo alcuni e poi tutti gli altri monaci: «…che irriverenza! …fai il saltimbanco finanche in chiesa! ...Vergogna!»
Jean cade per terra tra sedie, candele e quant'altro aveva usato per i suoi giochi,  ma – cosa succede?  –  sta quasi per essere linciato e malmenato dagli altri monaci quando improvvisamente avviene il miracolo: la statua della Madonna si anima e benedice l’ingenuo giullare.
«Oh, se la tua bianca mano mi benedicesse un giorno!» ...la preghiera di un momento di sconforto fu così esaudita. Ed è davvero un giorno di festa: non c’è più tristezza nel suo cuore, anzi, è colmo di gioia! Il giullare di Maria viene da lei chiamato in Cielo, spirando in una dolcissima estasi.
Jean il giocoliere, va verso una morte di luce: sale una scala che porta in Paradiso, dove la Madonna gli sta tendendo la mano, mentre i frati, ravveduti, si inginocchiano, riconoscendo la sua santità.
«Beati gli umili – esclama alla fine il priore del convento  – perché essi vedranno Dio».

 Sintesi di Francesco Pignatelli liberamente tratta dal testo "Le Jongleur de Notre-Dame"

Jules Massenet (1842 - 1912), compositore e musicista francese

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